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Volvo 240: il Ruvido imborghesito

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Ma come? dopo DB5 e HF, GTV e Abarth cosa ci fa su Stile Ruvido una carrozza come la Volvo 240?

Perchè se il Ruvido si imborghesisce e mette su famiglia sceglie un ferro adeguato e la svedese à l’icona di tutte le giardinette, o SW se vi fa più piacere.

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Le origini di un classico

La Volvo 240 venne presentata nel 1974 e, diciamocelo, nessuno si strappò i capelli per la sua silhouette.

Squadrata, legnosa, un cassettone, non incontrò subito i favori della critica automobilistica mondiale.

Il vero successo arrivò con l’introduzione della station wagon, da sempre un cavallo di battaglia della casa svedese, e della 260, cioè il motore a 6 cilindri, l’ideale per il mercato americano.

Volvo 265

Ma l’estetica non era il vero obiettivo dei tecnici svedesi, concentrati nel creare l’automobile più sicura del mondo.

Basandosi sul progetto della 14o, la berlina della generazione precedente, tutti gli sforzi furono rivolti su dettagli quali, la scocca  a deformazione controllata, i freni (tutti a disco) con due circuiti separati (ciascuno comprendeva entrambe le ruote anteriori, e una di quelle posteriori, alternate), il piantone dello sterzo  collassabile, e massicce barre tubolari anti-intrusione nelle portiere.

Tutto questo, però, non impedì alla Volvo 240 di vincere nel 1985 i campionati europei e tedeschi di turismo derivate di serie.

Insomma gli Svedesi crearono la family car per antonomasia, l’ auto del buon padre di famiglia americano (possibilmente danaroso), che, oltretutto, vinceva in pista.

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La Volvo 240 in Italia

Qui da noi Volvo ebbe un impatto particolare, quasi di nicchia, diventando presto uno status symbol degli yuppies anni’80, come auto snob alternativa alle veloci tedesche.

Mentre negli States diventava il mezzo di locomozione preferito del professore universitario, in Italia era ostentata dai manager e dai broker.

Volvo

La tendenza si accentuerà con la sua sostituzione nel 1982 con le monumentali 740 e 760, decisamente più sgraziate e ostentative.

La serie finale verrà denominata Polar e, ve lo confesso, una bella Polar color pastello, tipo rossa o verde trifoglio, resta uno dei miei mezzi preferiti di tutti i tempi.

L’equilibrio spazio/sicurezza/estetica raggiunto con quella versione, con tanto di portapacchi cromato di ordinanza e tetto di vinile nero, non l’ho più trovato in nessuna giardinetta.

Quando parliamo di understatement nell’automobile, beh, non possiamo fare a meno di sederci in una Volvo e la 240 è la Volvo per eccellenza, ruvida ma classica.

240 Volvo

Ah, non te la tirano proprio dietro con la fionda, ma un bell’usato col GPL per girare sempre è un carrarmato che non vi lascerà mai a piedi…

 

 

 

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