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UFO, le minigonne che ci facevano sognare

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Se devo fare una classifica delle immagini sexy che hanno influenzato la mia preadolescenza, dopo l’inarrivabile Emma Peel ci sono sicuramente le conturbanti minigonne delle ragazze di Base Luna della serie UFO.

UFO era un acronimo fresco di conio nel 1970, parlare di UFO era molto “moderno” nei salotti della buona borghesia italiana, praticamente quello che oggi potremmo definire “trend topic”.

Gli avvistamenti si moltiplicavano anche in Italia e faceva molto figo avere il cuggino che, lui sì, l’aveva vista una luce…

Quindi la serie giusta al momento giusto.

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Gerry Anderson, un genio della sci-fi

U.F.O.  era una serie di telefilm di produzione britannica, parto della mente fertile e visionaria di Gerry Anderson, affiancato dalla moglie Silvia.

Anderson aveva in curriculum piccoli capolavori come Thunderbirds e Stingray, realizzati utilizzando delle marionette incredibilmente innovative per gli anni’60.

Passando agli attori in carne ed ossa, era necessario introdurre una dose massiccia di effetti speciali che, visti oggi, magari, faranno anche sorridere, ma nel 1970 erano lo stato dell’arte e facevano sognare i bambini come me.

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Anche i mezzi meccanici impiegati erano realizzati con un design mozzafiato, tipo gli intercettori, con quel missilone sul muso o lo Skydiver, un sottomarino che sparava un jet armato di laser, deus ex machina contro i perfidi alieni se tutto andava storto.

Da urlo le automobili dei protagonisti, realizzate su base Ford ma con carrozzerie realizzate su quelli che negli anni ’60 si immaginavano come i canoni stilistici delle auto futuribili, con tanto di wow di meraviglia.

La trama? ci sono gli alieni cattivi…

Il canovaccio di partenza era piuttosto semplice: siamo nel futuro (anni ’80), ci sono degli extraterrestri che vengono da un pianeta morente e vogliono invadere la terra.

Pensate un po’ quanti ne hanno fatti dopo con la stessa trama in fotocopia…

Naturalmente le Nazioni Unite metton su un’organizzazione segreta paramilitare, la S.H.A.DO. (Secret Headquarter Alien Defense Organization) con armamenti ipertecnologici per difendere il nostro pianeta.

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La S.H.A.D.O. ha sede operativa in Inghilterra ma opera in tutto il mondo e ha una base operativa persino sulla Luna, che ospita tre intercettori spaziali pronti ad abbattere le navicelle aliene, sorta di trottole che sparavano raggi laser micidiali.

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Parliamo di cose serie: Base Luna e le parruccone…

Quello che rendeva indimenticabile questi telefilm, però, era la cifra sociologica e culturale del plot (parolone, eh? volevo dire i personaggi e come interagivano fra loro ).

Innanzitutto, le ragazze di Base Luna, indimenticabili con le loro minigonne silver e delle parrucche viola così sexy da provocare una maturazione sessuale anticipata  e inconsapevole in tutti noi maschietti (ricordo a tutti che all’epoca avevo circa dieci anni).

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Il look era un misto di Courreges, Biba e Mary Quant, così come Straker, Foster e Freeman erano impeccabili nei loro loro abiti guru style, così John Lennon ed Equipe 84.

Inutile dire che le interazioni fra i personaggi, improntate ad una certa promiscuità sessuale e comunque ad un ruolo femminile decisamente diverso dalla morale di quegli anni in Italia, provocarono un certo imbarazzo alla Rai di Bernabei, di ortodossia democristiana.

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Quei fortunati che vedevano la Svizzera

I primi a vedere questa serie furono i fortunelli che, per motivi geografici o di antenna, potevano accedere alle magiche frequenze della TV svizzera, che li mandò in onda a colori in prima serata col titolo Minaccia dallo Spazio.

La Rai ce li servì l’anno dopo in black and white, al pomeriggio della Domenica e in versione un po’ tagliuzzata per i motivi di cui sopra, ma il successo fu devastante , tanto da spingere la Panini a distribuire un album di figurine che fu un fenomeno  editoriale altrettanto clamoroso.

La serie contava soltanto 26 episodi, ma in Italia furono persino realizzati dei film per le sale cinematografiche con una tecnica taglia-e-cuci che ne stravolse completamente la trama ,ma che ci consentì di apprezzare in formato maxi i colori della serie, compreso il viola conturbante delle ragazze lunari.

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