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SWM, storia e leggenda lombarda

SWM

Le moto degli anni’70 erano scomode, fumavano, puzzavano e inquinavano, anche le SWM, ma ci sono rimaste nel cuore.
Ti spaccavi le caviglie per metterle in moto, ti sporcavi il giubbotto con il Castrol e le ragazze dietro stavano scomode, ma tutti volevamo la moto da regolarità.
Davanti allo strapotere di KTM e Zundapp, si ergeva una piccola/grande fabbrica di Paderno Dugnano: la SWM.

SWM 125 Silver Vase 1976

SWM, l’outsider lombarda

Eravamo nel 1971 e il fenomeno Regolarità col boom di vendita delle moto con le ruote artigliate era appena agli inizi.

Il sex appeal delle Gilera stava scemando, il Caballero non esisteva ancora e l’Italia era terra di conquista per le belve del nord Europa.

Ecco quindi il progetto di due appassionati, Pietro Sironi e Fausto Vergani, una start-up, si direbbe oggi, di creare la Speed Working Motors. la SWM.

Sironi

Non erano semplici assemblatori, erano veri costruttori che progettavano telai di eccellenza in cui inserivano motori al top delle performances, gli onnipresenti Sachs.

Fra le altre loro creazioni, ricordiamo il primo forcellone a sezione rettangolare, per fare un esempio.

SWM

Cos’erano le SWM per noi?

Beh, è facile, erano il massimo dell’eleganza nel fuoristrada, la moto fighetta per antonomasia.

Storiche le affermazioni della SWM anche con la Maglia Azzurra dell’Italia alla Sei Giorni Enduro: nel 1975 all’Isola di Man quando vinse il Vaso d’Argento e successivamente per ben tre anni, 1979, 1980, 1981 il Trofeo Mondiale insieme ai piloti della KTM-Farioli.

SWM CORSE

Le SWM correvano, vincevano andavano veloci, ma erano soprattutto belle, anzi, bellissime.

Andreini

Si sentiva la mano italiana nel design delle sovrastrutture e negli abbinamenti dei colori e per noi sbarbati milanesi erano un sogno.

Sogno piuttosto impegnativo visto il prezzo di vendita, se non ricordo male fra i più alti nella categoria.

Ma quanto abbiamo rotto le palle ai nostri genitori? quanti 8 in matematica abbiamo dovuto portare a casa?

Ma quel serbatoio asimmetrico e quel telaio rosso ne valevano la pena.

 

Triste declino e rinascita

Il destino ha accomunato tante case produttrici sorte i quegli anni, come Fantic Motor e SWM, troppo piccole per adattarsi alle nuove sfide di un mercato in evoluzione.

La chiusura dei battenti nel 1984 con una breve appendice come SVM fino al 1987 ha lasciato una generazione di sbarbati (ormai cresciuti a dire il vero) orfani dei loro destrieri.

Ma nel 2017 i soliti Cinesi ci hanno messo il grano per far rivivere il fascino di un marchio  glorioso, riaprendo lo stabilimento dell’Husqvarna di Biandronno e trasferendo lì la produzione delle moto.

SWM

 

Cosa significa SWM oggi

Parliamoci chiaro, a parte la produzione di Enduro, cross e Supermotard che hanno anche un discreto successo agonistico, il resto della gamma è, a dir poco, discutibile.

Ne ho parlato ampiamente nei miei articoli sull’EICMA 2018 e 2017, ma le cose sono soltanto un po’ migliorate quest’anno.

Le motociclette oggi in produzione sono esteticamente sgraziate, povere di componentistica e mal rifinite oltre che dotati di motori cinesi poco performanti.

Insomma, assolutamente indegne del glorioso marchio da fighetti che era SWM.

Ma la produzione aumenta e le vendite, soprattutto verso i mercati del far east, aumentano verso le 10.000 moto all’anno.

Quindi hanno ragione loro, niente da dire, 80 operai devono pur mangiare, poi sono anche sponsor dell’Inter, che gli devi dire?

Ma a me certe cose mettono di malumore…

SWM

 

 

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