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Suzuki e Wankel, un’occasione persa

Suzuki RE5

Vi ho parlato della triste fine della NSU RO80, ma anche nel mondo delle due ruote il motore Wankel ha fatto una vittima illustre, la Suzuki RE5.

Stiamo parlando di un progetto che ha quasi fatto fallire Suzuki, all’epoca la seconda casa produttrice mondiale di motociclette.

Suzuki RE5

Correvano i ruggenti anni ’70

Letteralmente, è il caso di dirlo: la Kawa Z900 e l’Honda CB750 erano ormai storia della moto mentre la Suzuki teneva botta con la GT750 due tempi, un’ottima motocicletta che però non spiccava sulle rivali.

Suzuki gt750

Piccola parentesi: non tutti conoscono Jitsuijiro Suzuki, vulcanico proprietario della casa di Hamamatsu, un  appassionato entusiasta di ingegneria a due ruote.

La passione oltre che la voglia di primeggiare sulla concorrenza (Giapponesi e Brianzoli, una fazza una razza…) lo portano alla ricerca di un progetto di eccellenza.

Wankel

Ecco quindi l’incontro con la tecnologia del motore rotante Wankel che in quegli anni sembrava essere l’ultima frontiera dei propulsori.

Nel 1974, al salone di Tokio, la Suzuki presenta la RE5, una 500 senza vibrazioni e con una coppia da rimorchiatore.

Giugiaro l’incompreso

Per lo stile il nostro Jitsuijiro il massimo e non bada a spese: scomoda nientemeno Giorgetto Giugiaro.

Al nostro carrozziere vengono però imposti precisi limiti dettati dal richiamo alle tradizioni Suzuki, per cui si sfoga sui dettagli, quali la strumentazione a “cassetta del pane” e i gruppi ottici posteriori a cilindro che destano subito la perplessità della clientela.

re5 strumenti

Tale fu lo scetticismo da sostituirli entrambi nella seconda serie, che sostituì la prima un anno dopo.

In casa Suzuki ci credono davvero e buttano sul progetto investimenti faraonici, linee produttive e stabilimenti dedicati, oltre a metterci proprio la faccia., facendolo diventare il modello immagine della casa.

Suzuki RE5

la seconda serie

Suzuki RE5, epic fail?

Ma la motoretta mostrò subito notevoli problemi di affidabilità, inconcepibili per una jap, roba da suicidio per un plotone di capi ingegneri.

Il problema di base era l’eccessivo riscaldamento del motore Wankel, tale da richiedere un raffreddamento misto ad acqua e olio e degli scarichi a doppia parete.

Esiziali furono poi la scarsa potenza massima (62 CV) e il prezzo eccessivo per una 500, che si rivelò una cilindrata poco indicata.

Insomma, un vero e proprio disastro che portò Suzuki sull’orlo del fallimento, tanto da archiviare il progetto con la coda fra le gambe doposoli due anni, un tempo insolitamente breve.

Il numero di RE5 prodotte fu realmente esiguo, soprattutto della prima serie tanto da renderla un oggetto del desiderio per i collezionisti, più interessati alla rarità che all’affidabilità di una moto.

RE5

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