Icone

Quattro uomini quattro orologi

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Non amo gli status symbol (lo status o c’ò o non c’è, punto), non amo gli oggetti col cartellino del prezzo appiccicato sul bracciale.
Mi piacciono molto invece gli orologi che, oltre ad essere oggettivamente belli da vedere, siano evocativi di uno stile di vita.

Quindi questo non è un elenco di segnatempo che dovete mettervi al polso per far vedere qualcosa a qualcuno, ma una specie di analisi sommaria sulla nascita di alcune icone del mondo degli orologi.

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Paul e il Daytona

Dici Rolex  dici Daytona, la leggenda degli anni ’80, l’orologio di Paul Newman, il pilota di Hollywood.

La storia lega Paul e il suo cronografo perchè sembra che  indossasse questo orologio nel film “Winning”, sul tema delle automobili e della velocità… anche se in realtà nelle locandine si intuisce che Paul indossa un Rolex al polso, ma non un cronografo.

Il nome “Paul Newman”, nato come spesso avviene negli ambienti collezionistici italiani ma oggi internazionalmente condiviso, è comunque giustificato dal fatto che l’attore fu visto indossare un Rolex Daytona in più occasioni sui circuiti automobilistici, sia nelle versioni classiche che con il famoso quadrante a due toni.

Sta di fatto che è l’abbinamento con Newman che fa lievitare il valore del Daytona che fino ad allora ebbe un tiepido successo di vendite.

Il vero boom si ebbe con la versione automatica degli anni ’80 che raggiunse picchi inauditi di popolarità sospinta dalla leggenda di Blue Eyes.

steve e monaco

Steve e il Monaco

Steve Mc Queen era un’icona vivente, lo sappiamo, ma, soprattutto, fu il più grande testimonial mai esistito nella storia e generò una quantità inimmaginabile di oggetti-icona del ventesimo secolo.

Senza dubbio l’orologio che indossa in “Le 24 ore di Le Mans”, il Tag Heuer Monaco chronograph è l’orologio-simbolo della cultura racing.

Steve ne indossò quattro esemplari, 1 conservato nel museo Tag Heuer, due venduti all’asta a cifre stratosferiche e uno a tutt’oggi svanito in una nuvola di mistero e leggenda.

La Tag Heuer aveva sempre prodotto cronografi per il mondo delle corse, sia incastonati nel cruscotto dei bolidi da competizione che ai box in mano ai cronometristi, per cui la scelta di Steve per il film era più che giustificata, non solo una “marchettona” di product placement.

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Sean e il Submariner

James Bond ha cambiato tante auto, ma è rimasto fedele solo alla DB4.

Nella storia del personaggio gli orologi si alternano, a partire dai romanzi di Ian Fleming, nei quali il gusto impeccabile del ruvido gentiluomo si declina con un Oyster Rolex non meglio identificato, che peraltro era anche il preferito dall’autore.

Ma Sean Connery al polso ostenta un Submariner in Licenza di Uccidere  ed  è rimasto fedele a quel modello in A 007, dalla Russia con amore, Missione Goldfinger e Operazione tuono.

La scelta era determinata dalla robustezza del Submariner che ben si sposava con la vita spericolata di Bond. Diversi esperti di Bond sostengono che il vero proprietario dell’orologio sia stato il produttore (o regista) che, visti gli scarsi mezzi finanziari a disposizione, lo diede in prestito a Sean Connery durante le scene da girare.

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Daniel e il Seamaster

Gli anni ’70 portano il nuovo Bond, Roger Moore, ad indossare dei barbarici ma iper tecnologici Seiko che non voglio neanche commentare.

Con alternanze varie con altri modelli, è Pierce Brosnam a portare l’Omega Seamaster al polso del nostro agente segreto preferito in Goldeneye, secondo una logica sempre più pressante di product placement nei film di Bond.

Ma la vera star è il Seamaster 300 Spectre: un’edizione limitata che Omega produsse appositamente per Spectre.

L’orologio è basato sull’originale Seamaster 300 lanciato nel 1957 ed è dotato del caratteristico cinturino NATO, utilizzato per i modelli Seamaster dati in dotazione alla Marina militare britannica nel 1960. Il segnatempo è quindi un connubio tra il passato di Bond trascorso nella Marina britannica e la storia dell’Omega legata alla stessa Royal Navy.

Gran bel orologio, senza alcun dubbio, ma Ian Fleming l’avrebbe approvato?

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