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Puch-Frigerio: forse non tutti sanno che…

Puch Frigerio

Guardiamoci in faccia, ragazzi degli anni ’60: quando avevamo 16 anni, chi si presentava a cavallo di una Puch-Frigerio suscitava rispetto (e invidia).

Le Puch non erano le moto più vendute o le più famose, ma di sicuro erano le fuoristrada dei veri intenditori (con un budget generoso diciamo…)

Ma perchè un colosso come Puch è abbinato ad un preparatore come Frigerio?

Puch-Frigerio

La famiglia Frigerio, il Castrol nelle vene

Luigi e Piero Frigerio, nati ad Arcore negli anni ’40, ereditano dal padre Ercole la concessionaria Gilera di Treviglio alla fine degli anni ’50.

Ma loro non si limitano a vendere moto, loro le elaborano, portando le loro creature a competere e vincere con quelle ufficiali.

D’altronde Ercole è stato 3 volte campione italiano e tre volte vicecampione europeo di sidecar, se questo non è buon sangue…

Piero continua anche l’attività agonistica nel Cross, mentre il Luigi smanetta coi motori Gilera alla grande, ottenendo successi su successi.

Gilera Frigerio

Le sue elaborazioni, fa le quali quelle della Giubileo 98 cc, 208 e 300 cc generano un bisbiglio di lamentele dagli altri concessionari che vendevano le moto “di serie”, regolarmente umiliate.

Nel frattempo Gilera era diventata ormai un marchio del gruppo Piaggio, con il conseguente disinteresse per l’attività agonistica.

I tempi erano maturi per il passaggio in Puch.

Puch Frigerio

 

Puch-Frigerio, il gigante e gli artigiani

Per darvi qualche numero, la Puch era un gruppo industriale austriaco da 18.000 operai con un ufficio tecnico da 400 ingegneri, insomma un colosso della meccanica.

È Hans Kramer, direttore tecnico del reparto corse Puch che contatta i fratelli Frigerio sui campi di gara e, nel 1970, offre loro di diventare importatori delle Puch da fuoristrada per l’Italia.

I nostri fratelli cominciano subito a mettere le mani sui nuovi motori 2 tempi austriaci, creando delle vere bombe che, grazie ai piloti monstre della regolarità italiana, Gritti, Gualdi e Paganessi, vincono tutto in Italia, Valli Bergamasche comprese.

puch 75gs

Ma, purtroppo, il giocattolo si incrina subito: nel 1974 la Puch si ritira dalle corse: una nicchia troppo ristretta per le dimensioni elefantiache del gruppo.

Ma dalle crisi vengono le opportunità: i Frigerio twins ottengono i diritti di sfruttamento del marchio Puch e si fabbricano le moto in casa, sfruttando i nuovi potentissimi motori Rotax, lo stato dell’arte nel 1974.

La  grande cavalcata delle Puch Frigerio

La punta di diamante della scuderia era il leggendario 75 cc guidato da Perego che si impose alla Sei Giorni dell’isola di Man, tritando la concorrenza anche di mezzi con cubatura ben maggiore.

Ma lo sviluppo del Rotax portò a una gamma completa, da 50 a 250 cc, fra cui il mitico 125 del mio amico Ludovico.

Uno spettacolo di moto: alta di sella, imponente, con quel serbatoio rosso e quello scarico con la voce tonante…ah, quanta invidia!

E poi, dopo tutto questo popò di successi?

Perego

Sappiamo già del declino del fenomeno Regolarità in Europa e dell’avvento degli Enduro Jap e di tutto quello che seguì.

La parte bella della storia sta nel fatto che la famiglia Frigerio a Treviglio ha ancora una bellissima officina dove cura il restauro e la rimessa in forma delle sue moto in circolazione, che sono davvero tante e in mano a dei veri feticisti maniaci, piloti veri amanti del fango.

Non come noi fighetti di milano che le usavamo per andare a rimorchiare alle Marcelline…

puch Frigerio

 

 

 

 

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