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Pantofola d’Oro, le sneakers italiane

PdO

Per chi non conoscesse Pantofola d’Oro, voglio ricordare che si tratta di un’azienda che ha scritto la storia del calcio mondiale.

Pensate che stia esagerando? Mazzola, Rivera, Crujiff, Falcao, Garrincha, Charles, Suarez,  Mancini, Yashin, Milla…bastano come testimonial?

Ma andiamo con ordine…

Pantofola d'oro

Emidio Lazzarini, un lottatore

Le radici di Pantofola d’Oro sono profonde: stiamo parlando di un laboratorio artigianale nata nel 1886 ad Ascoli Piceno e attraversano dure guerre mondiali.

Come tante realtà imprenditoriali italiane, la vera svolta avviene dopo la fine del secondo conflitto mondiale, quando Emidio Lazzarini eredita l’attività di famiglia.

Il ragazzo è un tipo tosto, fa lotta libera e non si trova bene con gli scarpini di dotazione.

Con la tipica curiosità degli artigiani italiani, si ingegna e realizza delle scarpette da lotta morbide ed efficienti per il suo sport.

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Dalla lotta al calcio, perchè all’epoca le scarpe sportive non erano così specializzate come oggi e il buon Emidio contatta l’ Ascoli Calcio, che risponde entusiasticamente all’offerta.

D’altronde la novità del prodotto, col sottopiede in morbido vitello, l’ergonomia e il conseguente controllo di palla lo rendono una scelta superiore, da professionista.

Il passaparola porta le creature di Emidio ai piedi di John Charles, indimenticabile capocannoniere, ahimè juventino, che dichiara:

“Questa non è una scarpa, questa è una pantofola, una pantofola d’oro

trasformandosi involontariamente nel D’Annunzio della situazione.

Tutto il resto è leggenda…

Pantofola d'Oro

Ma la competenza di Amedio lo portò a spaziare anche in altri sport, portando qualità ed artigianalità ai piedi di un numero enorme di campioni.

Pantofola d'Oro

Inutile dire che le scarpe dei campioni erano realizzate artigianalmente, su forme personalizzate, una diversa dall’altra.

PdO

Pantofola d’Oro nel terzo millennio

Che cosa vediamo ormai quando guardiamo una partita di calcio? 

Sponsor e brand di multinazionali ovunque che alimentano il fenomeno del calcio globale disumanizzato, dove un’azienda come Pantofola d’Oro difficilmente può sopravvivere.  In questo scenario Kim Williams e Massimo Ubaldi decidono di far rinascere il marchio Pantofola d’Oro mantenendo intatte tutte le prerogative che l’hanno reso celebre nel mondo.

Ovvio che questo processo passa per il mantenimento delle tradizioni ma anche attraverso la differenziazione del prodotto, che non può più limitarsi alle sole scarpe sportive tecniche, che comunque restano nel listino.

pantofola d'oro

Le sneakers del gentiluomo

Non so se abbiate mai provato un paio di Pantofola d’Oro ma fidatevi: se, apparentemente sembrano delle sneakers normali, beh, sono tutta un’altra storia.

Non so quanto siate pratici di pellami, ma fidatevi: sono dei vitelli veramente di qualità non paragonabile con una scarpa massificata di un qualunque brand globalizzato.

Pantofola d'oro

Il risultato pratico lo toccate indossandole, sono vere scarpe, non oggetti di plastica…

E i modelli? classici, stilosi, eleganti, cool, come le favolose 1990, con abbinamenti di colore azzeccati, sobri ma fashion.

1990

L’estetica delle collezioni è sempre legata ad un gusto vintage che però non è smaccato o ripetitivo, è semplicemente…classico, come la Gold, altra creatura leggiadra.

PDO

Se poi vi piace il ciclismo, non potrete non apprezzare l’eroica, scarpa ispirata all’omonima corsa con bici non tecnologiche e barbaresco al posto del gatorade.

pdo eroica

Dunque, le Pantofola d’Oro sono queste e  a me piacciono assai, lo avrete capito.

Ma sono costose? 

Costano mediamente più di 200 euro e può essere un limite se il budget è un po’ risicato, ma…

Provatele, prendetele in mano, annusate l’odore del vitello, confrontatele con un paio di Nike o Adidas e giudicate voi…

O forse preferite a 300 euri l’ultima edizione della Yeezy sponsorizzata da Fedez?

Pantofola D'Oro

 

 

 

 

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