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Paninari: giubbotti e outfit in diretta da Marco

paninari

Marco Beltrami, paninaro storico e amministratore dell’autorevole pagina Paninari, la company ci apre una finestra sul ruvido universo dei Paninari, tribù metropolitana anni’80 ancora oggi viva e vitale che lotta insieme a noi!

San Babila

Chi ha almeno 40 anni, avrà conosciuto o, se più giovane, sentito parlare dei Paninari. I paninari nacquero negli anni ottanta a Milano per poi diffondersi prima nell’area metropolitana milanese, poi in tutta Italia ed anche nel Canton Ticino.
La cosa che accomunava tutti i ragazzi di questa “sottocultura”, sostanzialmente l’unica del genere nata in Italia, era l’ossessione per l’abbigliamento griffato e l’adesione a uno stile di vita fondato sul consumo che coinvolgeva ogni aspetto della vita quotidiana.

Il fenomeno divenne presto noto in tutta Italia tanto da portare alla nascita di riviste e parodie televisive.
Vediamo quali sono quindi i giubbotti dei paninari più usati, secondo una diretta testimonianza di chi quell’epoca l’ha vissuta in prima persona.

PASSION,LOVE,SEX AND MONEY…PANINARO,PANINARO,OH OH OH…GIRLS,BOYS,ART PLEASURE…ARMANI,ARMANI,A-A-ARMANI…

Con queste parole a metà anni ’80 il famoso duo inglese dei Pet Shop Boys mi regalò, o meglio ci regalò un inno, il nostro inno, la song paninaro.
Per una generazione come la mia, è un qualcosa che ancora oggi mi emoziona, soprattutto se riguardo per la milionesima volta il video, dove appaiono luoghi, amici, simboli della mia adolescenza, e dove rivedo ciò che mi lega ancora oggi a quel movimento giovanile tutto nostrano denominato Paninaro style.

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Si, nostrano, perchè quel movimento è tutto autoctono, nato, cresciuto, sviluppatosi in Italia e non importato come molti altri movimenti giovanili di allora o come molti li etichettano con l’appellativo di “sottoculture giovanili” dagli USA e UK, tra i quali, ricordiamo i Dark, i Punk, i Metallari, i Mod, i Rockabilly, New Wave, ecc ecc.

Ma veniamo a noi, cosa ancora oggi mi catapulta in quegli anni della mia spensierata gioventù!?!? Cosa mi fa rivivere ed assaporare le vasche tra il Duomo e San Babila, tra piazzetta dei Liberty e Largo Corsia dei Servi !?!? Dimenticavo, anzi, davo per scontato che in molti abbiano mai percorso o vissuto quei luoghi, quei meravigliosi luoghi delle pampas meneghine, della Milano da bere, della Milano dei bauscia e dei casciavit, della Milano scrutata dalla Madunina che veglia sull’intera moderna City.

Tutte queste domande per arrivare li…. al capo di abbigliamento per eccellenza, il capo principale nell’attrezzatura di ogni Gallo (appellativo dato ai Paninari più meritevoli) a sua maestà il jacket, il giumbotto per dirla alla Giorgio Faletti, al piumino troppooo giusto per dirla alla Enzo Braschi !Si ok, altri capi non possono mancare nell’attrezzatura d’ordinanza del vero Paninaro, ma al primo sguardo il “giumbotto” è fondamentale, un biglietto da visita, che molto racconta, chi sei e chi vuoi essere.

Il modello, la forma, il taglio, il colore, il materiale, la derivazione, la storia di una jacket, sono particolari che agli occhi di molti appariranno irrilevanti ai fini del giudizio o acquisto di una giacca, ma a molti, soprattutto noi che leggiamo e seguiamo blog e articoli come quelli lumati su PistolPocket.it sono di fondamentale importanza .

Ma vediamo nel dettaglio, una “breve” classifica storica causale dei giubbotti più in voga tra i paninari.

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BOMBER

Il bomber, anche detto il Bomber del mercatino di Viareggio (famoso mercatino dove recuperare abbigliamento militare USA) forse il primo in ordine cronologico (anzi senza il forse ) apparso indossato da quei ragazzi che si trovavano al bar Al Panino (dal nome di quel bar la derivazione del nome dato al movimento Paninaro (ma questa è un’altra storia) di piazzetta dei Liberty, ancora oggi un vero must senza eguali.
Rinnovato, idolatrato, ma sempre unico nel suo genere. Il Bomber in nylon nei tre principali colori blu navy, verdone o nero (oggi lo trovi nei più disparati colori), che lo si indossi per andarci a scuola, al lavoro, oppure indossato al contrario (l’interno rigorosamente di colore arancione acceso, cosi pensato per essere ben visibile in caso di operazioni di salvataggio e recupero) come avveniva nelle più famose curve dello stadio, rimane sempre ideale per ogni occasione. Chi lo produceva allora lo produce ancora oggi, per cui i più belli erano e sono, quello di Alpha Industries con la leggendaria etichetta di espulsione rossa sulla cerniera del taschino porta cartucce manica sinistra. Quello di Avirex con la patch del logo Avirex usa in velcro sul petto, quello di Schott, ed infine quello della Wilker Industries Inc.

Una versione molto diffusa e molto simile al bomber, era il cosiddetto CANADESE, simile ma con in più un enorme cappuccio suddiviso da cerniera e bordato da pelo di Coyote.

giubbotto

MONCLER

Il Moncler e i piumini: Strapotere riconosciuto al Moncler come il piumino Paninaro d’eccellenza. Il piumino d’oltralpe con il simbolo del galletto è il re indiscusso, gonfio, colorato caldo è perfetto per i freddi e nebbiosi inverni, e per esibirlo sulle piste di Curma, Cortina e tutte le mete sciistiche invernali per le vacanze dei giovani Paninari. La versione senza maniche era molto utilizzata indossata sopra il giubbotto di jeans con o senza pelo, purchè il colore del Moncler si abbinasse alle Burlinghton (mitiche calze a rombi ) allora si che eri al top !!
Come detto, il Moncler era obbligatorio, ma di contro chi voleva emergere dalla massa (il paninaro era sempre alla ricerca di nuovi capi esclusivi) dopo aver avuto una serie infinita di Moncler, si spostò verso un nuovo piumino d’elite, il Millet. Un Millet in mezzo a decine di Moncler era il salto di qualità che ti faceva apparire un vero super Gallo, vuoi per la difficile reperibilità vuoi per il prezzo all’epoca non proprio alla portata di tutti, perciò esclusivo e per pochi. Il Millet era molto diffuso anche tra i Tozzi (Paninari di Roma )

Piccola parentesi al femminile, le Preppy/Sfitinzie (le Paninare al femminile) oltre al Moncler esibivano il “Gigirizzi” piumino dalle fattezze molto simili al Moncler, con piccoli disegnini stampati e sparsi ovunque, tipo fiocchetti, ombrellini, aereoplanini e borsette….praticamente l’antenato delle mitiche stoffe Naj-Oleari.

Bisogna citare anche alcuni piumini che fecero una breve apparizione spinti dal blasone del nome che portavano, ovvero Best Company, se possedevi una felpa o una t-shirt della Best, perché non possedere anche un suo piumino, magari smanicato, più giusto e più sfruttabile.

HENRY LLOYD

Se sulle piste da sci esibivi il Moncler, al mare, al lago o meglio in barca, non potevi esimerti da sfoggiare “il Consort” by Olmes Carretti (il papà di Best Company) ovvero L’Henri Lloyd, modello nato per le regate, inconfondibilmente unico nel suo genere, l’antipioggia per eccellenza, colorato e cool, con il suo taglio marinaro, colletto in velluto e colorazione a contrasto tra l’esterno e l’interno trapuntato.

paninari

SCHOTT 184SM

Mitico giubotto in pelle made USA, chi non lo ha avuto, sognato, desiderato, bramato a tal punto di infischiarsene di come ti calzava pur di averlo….infatti allora quasi tutti credendo che le taglie riportate in etichetta fossero l’equivalente di quelle italiane si cuccavano lo Schott taglia 44usa che equivaleva ad una 50 italiana, con la conseguenza che vi lascio immaginare, sembrava lo Schott preso in prestito da tuo papà. Ma chi se ne frega, l’importante era esibire lo Schott, testa di moro e nero i colori principali, ma un terzo raro colore, il color miele il top !!! Non a caso il Panoz (personaggio del fumetto PANINARO che ha meta anni ’80 arrivo a vendere sino 150 mila copie ad ogni uscita mensile ) era raffigurato con uno Schott color miele. Oltre al mod.184, sempre Schott, produceva molti anni prima il 674 allora quasi sconosciuto, ma oggi sogno proibito mio e di molti amici di Company. Differenze sostanziali tra i due modelli il diverso pellame, qualche finitura, il taglio più slim del 674, mentre la più evidente differenza fra i due modelli era il pelo fisso, sia sul collo che nell’interno per il 674 e asportabile mediante zip&bottoni nel 184.

Di Schott molto apprezzato era il Down, ovvero una giacca metà pelle e metà piumino di nylon, con maniche staccabili che addirittura veniva indossato anche nei mesi più caldi, giuro di averlo visto indossato anche in spiaggia abbinato a stivali DURANGO e boxer da bagno, ma quelli erano gli anni 80, dove tutto era permesso !!!

giubbotti

AVIREX B3

Per i mesi più freddi, l’unica vera corazza contro il freddo estremo del sotto zero era i massiccio B3. Pesante come un macigno, e caldo come una stufa a legna di una baita di Curma. Che sia stato prodotto da Schott o Avirex poco importava.con un B3 ti sentivi invincibile, non c’era storia, il B3 era la storia.
Utilizzato dal Generale George Smith Patton e da Sly in Rocky IV.

giubbotti

AVIREX TOP GUN

Per molti l’Avirex Top Gun era il top. Come non immedesimarsi in Maverick, come non sentirsi un po’ bello e impossibile come Tom Cruise .
Quando lo indossavi e sfrecciavi per le vie del centro con il tuo ferro ( la moto) 125cc ti sembrava di cavalcare la Kawasaki GPZ 900 R di Maverick, o addirittura di poter fare un volo radente alla torre di controllo in sella ad un F18.
Quelle patch, quella fodera interna, raffigurante una cartina geografica ti facevano sognare di essere in fondo anche tu un giovane pilota di stanza su di una portaerei nel mezzo dell’Oceano Pacifico.

giubbotti

SHERPA E DENIM

Lo Sherpa di Levi’s è la versione invernale (con pelo sintetico sul collo ed al suo interno) del classico giubbotto di jeans, con la sua inconfondibile etichetta (red tab) rossa. Levi’s come Moncler deteneva lo scettro. Ma molti, quasi tutti i brand di allora avevano il proprio giubbotto jeans. Per essere storicamente corretti, i primi denim jeans, camicie e giubbotti utilizzati dai primissimi Paninari erano di Rifle, storica azienda italiana, che strizzava l’occhio al mondo del WEST, vedere il suo logo.
Da Americanino con i due indiani face to face come logo, alla enorme U verde di Uniform, per passare alla mitica rosa di El Charro ricamata, da abbinare alle mitiche cinture e mega fibbie. Di nicchia erano i giubbotti di jeans Durango(storico marchio di stivale modello texano), quelli di Schott e Avirex, di Closed ( famosa per dei bellissimi jeans con logo ben visibile sottoforma di etichetta appena sotto i bottoni della cinta ), Torquise con ricami che richiamavano monili e penne in stile pellerossa ( indiani d’America), E Best Company con l’immancabile Germano reale o il tenero Procione che resero celebre il marchio di Olmes Carreti, molto attento alla natura ed a noi giovani Paninari !!!
I giubotti di jeans che molti indossavano sotto i piumini Moncler nella versione sherpa, per rafforzare il concetto che con un giubbotto di jeans eri un gallo, ma che se lo indossavi sotto ad un Moncler eri un gallo di dio!!!!
L’alternativa era il giubotto di jeans senza pelo con sopra il Bomber per essere un vero Randa (versione più cattiva del Paninaro ).

Popolarissimo, il giubbotto di jeans si prestava ad essere arricchito e personalizzato di patch, toppe, disegni, spille e quant’altro, per renderlo unico e personale. Se da un lato i nostri acerrimi “nemici” Metallari lo riempivano di pins, borchie, catene e di enormi patch delle loro band Metal preferite, noi Panozzi amavamo ricoprirli di patch o disegni raffiguranti Paperini arrabbiati e Snoopy sognanti.

Mentre le Preppy adoravano rivestire i propri giubbotti di jeans con le mitiche stoffe di Naj-Oleari per abbinarli alle loro postine (borsa a tracolla )e fiocchetti, cerchietti e spille per capelli.

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STONE ISLAND E C.P.

I gemelli Stone Island e C.P.Company entrambi nati dalla stessa mano, ovvero Massimo Osti, sin dalla loro nascita (1982) hanno segnato, lo stile di ogni giovane Paninaro, spostando l’asticella sensibilmente verso l’alto.
Modelli come il Mille Miglia di CP Company, con il suo inconfondibile cappuccio con i goggle, oppure l’ICE jacket di Stone Island con il suo tessuto termosensibile che cambia colore in base alla temperatura, hanno segnato un epoca, Come dimenticare sempre di Stone il REFLECTIVE con tessuto rifrangente grazie ad una spalmatura realizzata con miglia di microsfere di vetro.
Sarò pure di parte, ma Stone mi accompagna quotidianamente ancora adesso, mostrare il badge (etichetta in tessuto con ricamata la rosa dei venti), simbolo di Stone Island è motivo di orgoglio e senso di appartenenza.
Non a caso Stone Island nasce nel 1982, proprio quando il movimento paninaro esplode in tutta la sua forza. Di Stone i paninari, non amano solo alcuni capi, ma adorano tutto ciò che proponeva, jeans, felpe, maglioni oltre ai bellissimi capispalla, soprattutto quelli di derivazione marina.

Ovviamente molto di ciò appena descritto non è una assoluta verità, questo quello che ho vissuto io in prima persona in quella meravigliosa decade che sono stati gli anni ’80.
Qualcuno la penserà diversamente da me, qualcuno avrà da ridire, qualcuno avrà da aggiungere molto altro……e proprio per questo motivo, che molti vecchi e nuovi amici si ritrovano in Company, Paninari la Company pag. FB dove quotidianamente ci ritroviamo per scambiare, foto, opinioni, storie e per accordarci sul prossimo raduno in San Babila dove finalmente ci ritroviamo e dove finalmente possiamo sfoggiare tutti i nostri jacket preferiti.

MARCO BELTRAMI

marco Beltrami

 

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