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Mini De Tomaso: l’altra Mini

mini de tomaso

Non inorridite, sto per parlarvi del brutto anatroccolo, la Mini italiana.

Quando si parla di Mini si rischia di cadere nell’intolleranza: l’ unica vera Mini è quella di Issigonis e guai a chi usurpa il titolo: not the old one, the real one.

Ma un angolo del mio cuore di vecchio appassionato è riservato anche alla Mini italiana marcata Innocenti e in particolare modo la famigerata Mini De Tomaso.

mini de tomaso

Alejandro De Tomaso, l’avventuriero

Alejandro De Tomaso si inscrive d’ufficio nel club dei Ruvidi.

La sua vita di erede di una famiglia di fazenderos italo-argentini  che passa per un fallito colpo di stato anti-peronista ad una fuga in Italia.

In Italia diventa un pilota Maserati e sposa una  lady driver ereditiera americana, come in un romanzo d’appendice.

De-Tomaso-Logo

Con la sostanziosa sponsorizzazione della mogliettina apre a Modena una scuderia tutta sua, che nello stemma ha la T con cui il padre marcava i manzi nella pampa.

Grazie a Maserati e a Ford l’officina sforna belve da competizione e piccole serie di coupé performanti, come la Vallelunga, la Mangusta, la Pantera e la Deauville

mangusta

De Tomaso l’imprenditore

Il buon Alejandro era un tipino svelto e, con un gioco di leverage e magheggi finanziari, da pilota si ritrovò alla testa di un piccolo impero di aziende.

E non stiamo parlando di robetta: fra le perle del suo diadema spiccavano Innocenti,Maserati, Benelli, Motobi e Moto Guzzi.

Che fosse uno con le palle non c’è dubbio e questa caratteristica veniva fuori alla grande anche nei prodotti che lanciava sul mercato.

Alejandro verrà ricordato soprattutto per la Benelli 6 cilindri in linea, la Maserati Biturbo e la nuova Mini.

Che poi questi capolavori dell’ingegneria avessero un’affidabilità a dir poco discutibile vabbè. non ne parliamo dai…

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Mini De Tomaso, la piccola belva

Il 1976 è l’anno nel quale debutta la Innocenti Mini De Tomaso, versione “sportiva” della Innocenti Nuova Mini disegnata da Nuccio Bertone.

Il marchio De Tomaso veniva utilizzato insieme a quello Innocenti per indicare il temperamento sportivo della piccola utilitaria di Lambrate.

Delle sue competitor go già parlato: la A112 Abarth, la Golf GTI, la R5 Alpine, tutte bruciasemafori con le quali la De Tomaso si destreggiava bene,

La pecca principale era l’affidabilità e una certa povertà nell’allestimento interno oltre che quell’insopportabile abbinamento rosso/nero…

Inizialmente era dotata di un quattro cilindri di derivazione british, sostituito da un turbo tre cilindri Dahiatsu d 80 CV, prima minicar nella storia,fino all’uscita di scena nel 1990.

Era una freccia, in curva era un kart, teneva il passo delle berline “duemila”, ma era assetata e la guida non era di quelle proprio per tutti.

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Non guardatela male

In conclusione il mio giudizio su questa garrula vetturetta è tutt’altro che negativo, innanzi tutto perchè era un prodotto tutto milanese, made in Lambrate, firmato da Nuccio Bertone, l’eccellenza italiana.

Poi ci sono i ricordi legati alla versione 90, la più piccola, di un inquietante bordeaux, che passò per un breve periodo per le mani di mia mamma e mi riporta alle figurine e ai giornaletti.

Era difficile reggere il peso di un nome come Mini per qualunque auto e la De Tomaso non riuscì nel suo compito, ma riuscì comunque a conquistarsi uno spazio nel cuore degli smanettoni degli anni ’80.

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