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Le scarpe per la primavera (e quelle per l’autunno)

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L’appuntamento al Micam per salutare gli amici delle scarpe, il caffè al bar del padiglione, le quattro chiacchiere sulla crisi del settore: non è Settembre senza questi punti fermi della mia vita.

Quest’ anno la fiera praticamente coincide con la Fashion Week e questo le ha fatto solo che bene, c’era gente e le facce erano sorridenti.

Diverso il discorso sulle nuove proposte, sempre più latitanti in un mondo in visibile crisi di identità.

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Scarpe nuove?

Qui si parla di scarpe da uomo, ovviamente e mi si dirà che è molto difficile inventarsi qualcosa di nuovo in un settore “bloccato” e conservatore come questo.

Ma io sono anni ormai che vedo le stesse cose, in fluire omogeneo e tedioso che avvolge i buyers (e i clienti finali) senza fornir loro più stimoli per aprire i budget.

Se a tutto questo sommate la crisi economica, capite bene che gli unici mercati rimasti sono quelli da cui parti da tabula rasa, tipo la Cina  e devi vestire una popolazione di gente ai minimi termini

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Il classico e la sua rivisitazione

Ormai il gioco è il solito: prendo delle scarpe dall’archivio storico, tipo della delle brogue o delle belle francesi, cambio un po’ la forma £ora sembrano tornate quelle strette, a triangolo accentuato, e lavoro sui  dettagli, accentuando l’artigianalità,

Si continuano ad usare materiali dal’ aria usata, vissuta e sporcata (per la primavera è il turno del camoscio tuffato, cioè sporcato nel lucido) che rendono le scarpe degli oggetti vintage finto-poveri.

E lì è tutto un florilegio di fondi coi chiodini,grossi ma flessibili, dettagli ricercati, marchi impressi a fuoco per sottolineare l’ artigianalità della lavorazione

Tutto molto suggestivo, ma, usando un francesismo, ha un po’ rotto i coglioni…

Per la primavera è il turno dei mocassini in camoscio tuffato dall’aria ciancicata, col fondo grosso, frangia e fiocchetti, magari una fibbia, come portavo nella seconda metà dei mitici seventies.

Solo che quando erano conciati così si buttavano…

Per l’autunno/ inverno è un copia/incolla degli anni scorsi, con stivaletti tipo Blundstone e monk doppia fibbia con o senza frange, forma un po’ allungata e via, magari burgundy.

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La sneaker, sovrana onnipotente

L’omogeneità assoluta degli stand suggerisce ancora una volta il trend della produzione.

Le sneakers dominanti sono le solite due:

la “Stan Smith”, per capirci, col cosiddetto fondo a cassetta, in molti casi più spesso, realizzata in materiali nobili a sottolinearne ‘esclusività e giustificarne il prezzo.

Peccato che siano le stesse che vedevo negli stand due/tre anni fa e che probabilmente il cliente ritroverà nelle vetrine fra sei mesi, magari copiate abilmente dai cinesi a 25 euro.

Purtroppo la maggior parte dei clienti finali è incapace di apprezzare il pregio e la qualità delle pelli usate in scarpe di questo tipo, per cui il gioco difficilmente vale la candela.

La “Balenciaga”, cioè  una sneaker con la tomaia iper tecnica molto colorata o total black elasticizzata (o un’ incrocio delle due) e un fondo-scultura molto evidente che gli conferisce il carattere fashion.

E lì vedi ogni sorta di ibrido improbabile, a volte intrigante, ma più spesso grottesco, con in effetto-manga non sempre ironico come nell’originale.

Adesso la tendenza vuole il logo del produttore in bell’evidenza, ma un conto è scriverci Dior e un’altro Schifezzetti e Scarafoni, se mi consentite…

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Il risultato è deprimente

Per il classico, ormai stiamo parlando di clienti protetti dal WWF, che, comunque preferiscono il classico vero, cioè British o Italiano, c’est a dire la scarpa seria, formale, magari moderna e aggiornata, ma “normale”.

Per quanto riguarda le sneakers, la somma dei fattori fornisce questo risultato:

Il cliente di fascia alta mette la sneaker originale, non le copie, cioè la Gucci con l’ ape o la striscia rosso/verde, la Balenciaga, la LV, la Dior o quanto c’è di più hype in giro.

Il cliente normale privilegia la sneaker vera, tipo Adidas, New Balance, Nike o Saucony, insomma con un brand tecnico riconoscibile che lo identifichi.

Se poi è un cliente fashion cercherà modelli segnalati dagli influencers, ormai uno ogni due settimane…

Cercare di cavalcare questo fenomeno è impossibile e autolesionista.

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E noi che ci mettiamo ai piedi?

Il lato positivo di tutta questa faccenda è che possiamo continuare a metterci le nostre scarpe preferite senza il timore di sembrare creature del passato.

Ai primi freddi potremo tranquillamente infilarci i nostri Blundstone, magari comprarne un paio  nuovo in camoscio, va là, mentre se il dress code ce lo impone, le nostre Tricker’s o Churchs saranno sempre il top.

Nei week end, o per tutte le occasioni informali, le sneakers gira gira sono quelle, se poi ne avete già comprate un paio col fondo “importante” siete già pronti per la nuova stagione, visto che sono indistruttibili e comodissime. tipo le New Balance.

Insomma, state sereni: tutto deve cambiare perchè tutto resti uguale

Come dite? il Gattopardo? beh, vabbè…

 

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