botteghe magiche

Lanieri, la sartoria 3.0

Lanieri

Diciamocelo, un bell’abito da sartoria ti cambia la vita…

Sapete come la penso, è vero che i problemi sono altri e, tutto sommato, i jeans sono comodi, ma viene il momento in cui un abito ti serve proprio oppure ci sono giorni nei quali, semplicemente vi sentite meglio vestiti in un certo modo.

Perché un vero gentiluomo queste cose le sa.

E un posto come la sartoria Lanieri risolve il problema nella maniera più semplice ed efficiente possibile.

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La bottega del sarto, un luogo magico

Quando ero ancora un pischello, il mio babbo mi portava dal suo sarto per le prove dei suoi vestiti, come per una sorta di rito di iniziazione.

Era un vero club per soli gentiluomini, con tanto di sigari Montecristo, whisky single malt e copia di Playboy con Amanda Lear in copertina…

Gentiluomini ruvidi, si intende…

Ora, la sartoria ha i suoi riti e i suoi tempi (oltre che i suoi costi, ovvio) che sono poco conciliabili con i ritmi e i budget del 2019, ma perché privarsi di questi piaceri?

Lanieri è la risposta a questo problema, una sartoria 3.0 per il gentiluomo del terzo millennio.

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Sartoria Lanieri, per il gentiluomo 3.0

Lanieri è una start-up fondata nel 2013 da Simone Maggi e Riccardo Schiavotto e si può considerare il primo e-commerce 100% italiano dedicato alla moda maschile capace di offrire un servizio su misura interamente online.

Si basa su di un concetto molto semplice: un abito su misura è meglio di un abito preconfezionato.

Secondo assioma: un abito au misura non deve per forza costare un patrimonio.

Terzo assioma: tempus fugit, quindi il gentiluomo 3.0 non ha tutto ‘sto tempo (purtroppo dico io) per prima, seconda e terza prova dei suoi abiti sartoriali.

Lanieri è la soluzione al problema, ha inventato una formula semplice ma efficace, che consente di coniugare tempo, budget e stile.

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La sartoria digitale

Come funziona la sartoria Lanieri?

Le alternative sono due: una tradizionale e una digitale: nel primo caso ci sono gli atelier in diverse città europee (sono stato in quello di Milano, molto suggestivo) dove, previo appuntamento, si può ritrovare tutta l’atmosfera della bottega del sarto tradizionale, con la stessa artigianalità e maestria (purtroppo manca Playboy con Amanda Lear, ma ce ne faremo una ragione), con la classica prova per le misure.

La seconda soluzione prevede l’accesso alla sartoria digitale tramite il sito di Lanieri, attraverso il quale e un semplice tutorial chiunque, anche il più imbranato può prendersi le misure, inserirle nella propria scheda cliente, che rimane nell’archivio digitale.

Nell’alternativa tradizionale il cliente può scegliere  tessuti e varianti toccandoli e confrontando il taglio dell’abito  dal vivo, in quella digitale tutto avviene con un configuratore in 3D, come se ti ordinassi la Porsche.

Il servizio prevede anche l’invio di 5 campioni di tessuti a casa del cliente al modico costo di 10 euro rimborsati con il pagamento dell’abito.

La consegna è a domicilio dopo 4/5 settimane dalla prova, ovviamente soddisfatto o rimborsato.

La genialità sta nell’archivio digitale che permette al cliente in ogni momento di configurarsi e ordinare un abito (o una giacca, un paio di pantaloni..) dalla sua cameretta comodo comodo e di riceverlo in quattro settimane in qualunque parte del globo, isole comprese.

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Quanto costa un abito Lanieri?

Beh, uno si aspetterebbe chissacchè e invece, tutto sommato, un abito su misura ad un prezzo compreso fra i 450 e i 1100 euro mi sembra un ottimo affare, vista la qualità dei tessuti impiegati, da Ermenegildo Zegna a Cerruti a Loro Piana, con la possibilità di un secondo paio di pantaloni col 30% di sconto sul rezzo di listino e l’eventuale aggiunta del gilet che non supera i 150 euro.

Dovete sempre considerare che un abito, di questo livello, ovviamente, è un vero investimento da ammortizzare negli anni che sarà sempre un gran bel biglietto da visita in ogni occasione che lo userete.

E sarà anche vero che l’abito non fa il monaco, ma neanche lo trasforma in un brigante…

Lanieri

i fondatori Simone Maggi e Riccardo Schiavotto

 

 

 

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