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La Zundapp Ks 125 e il milanese imbruttito anni’70

Zündapp_KS_125

Mi rendo conto perfettamente che per chi non sia di Milano e provincia parlare di Zundapp sia un po’ come disquisire di igloo nel deserto del Sahara, ma ,per noi pirletta degli anni ’70, Zundapp è una parola magica come simsalabim.

Per intenderci, se avevi 16 anni nel 1977, ma direi agevolmente in tutto il decennio, la KS 125 era l’unica risposta possibile all’arroganza del KTM e delle belve da regolarità.

ks 125

Zundapp, orgoglio teutonico

Ve la farò molto breve. la Zundapp era un’ azienda di Norimberga (poi trasferita a Monaco) che, dopo aver prodotto un po’ di tutto, decise che il suo core-business dovevano essere le motociclette diciamo “popolari”, cioè con motori di cilindrata ridotta, affidabili ed economiche, con qualche escursione nelle vetturette di piccole dimensioni e nelle moto di media cilindrata.

Durante la seconda guerra mondiale il suo cliente principale divenne, inevitabilmente, la Wermacht e la cosa ci interessa perchè la moto che il grande Steve ruba nella “Grande Fuga” è una Zundapp dell’esercito tedesco, sebbene poi lo stuntman utilizzi poi una T650 Triumph per le evoluzioni.

Dopo la guerra intensifica la produzione di motorette che, negli anni ’60 cominciano anche a mietere allori nello sport, particolarmente nella regolarità, con le versioni “gelande strasse“, cioè GS, oppure MC, cioè moto cross.le celeberrime versioni col serbatoio rosso o alluminio/nero, di un’eleganza rara, che ebbero un notevole successo anche dalle nostre parti.

gs 125

Contemporaneamente, la Zundapp sviluppò delle simpatiche motorette stradali usando gli stessi motori con una rivisitazione più “morbida” che presero la denominazione KS, cioè “kardan sport”, derivante dal fatto che i modelli stradali precedenti erano dotati di trasmissione a cardano (così, per essere pignoli…)

GS125

KS 125, un must per il pirletta anni ’70

Le prime che arrivarono in Italia avevano il serbatoio rosso con la striscia nera e le importava il signor Perere di Milano: se lo cercate è ancora lì, in Porta Tenaglia e ha trasformato il suo negozio in un santuario per gli appassionati.

perere

Erano belle, veloci eleganti e la versione 125 si poteva guidare a 16 anni: il successo fu un affare tutto milanese, un vero boom.

Non era la più veloce, bisognava fare benzina con il tollino del Castrol in mano, vibrava un pò ma era decisamente la più snob, visto che , oltretutto, costicchiava non poco, stante il Marco pesante rispetto alla Lira.

Nel 1977 arrivò la versione WK, cioè raffreddata ad acqua, che ridusse le vibrazioni e incrementò le prestazioni, dotata com’era di un bel capolino che così ti permetteva qualche viaggetto al mare.

La mia arrivò dopo lunga attesa (in Italia ne arrivavano pochine) ed era di un inguardabile verde ramarro, unico colore disponibile, che nella testa bacata dei trucchi forse voleva essere Kawasaki ma a me proprio non andava giù.

Facciamo quindi un passo indietro: il Perere aveva messo in piedi un’ organizzazione che ti permetteva la la customizzazione del tuo amato bolide e pochi erano gli zundappisti che resistevano alla tentazione.

ks 125 in milano

Il pirletta in questione, cioè io, non poteva essere da meno, per cui, dopo una settimana, la mia era diventata grigia canna di fucile con filetto azzurro, sella bassa scamosciata nera, manubrio cafè racer, scarico nero e gomme Pirelli.

Insomma, una bellezza in stile Kawasaki Z900 anni’70, un bolide da accelerazione in Corso Vercelli o in Corso Magenta.

KS175

La Zundapp e i paninari

Verso la fine degli anni ’70 Milano vedeva sorgere il grandioso fenomeno sociologico che passò al mondo come “i Paninari”

A un millennial è dura spiegare chi fossero e cosa abbiano rappresentato per l’Italia intera… diciamo che spaccarono il movimento giovanile in due: o con loro o contro di loro.

Una cosa è sicura, i paninari adottarono come primo mezzo di locomozione la KS125, probabilmente perchè era già la moto di noi pirletta milanesi imbruttiti ante litteram e poi perchè si intonava perfettamente al Moncler e alle Timberland.

Solo successivamente, con la chiusura definitiva della Zundapp, si orientarono alle enduro giapponesi, ma questa, si sa, è un’altra storia…

paninari

 

La fine di un mito

Non so bene perchè e percome, sembra che non fosse amministrata proprio benissimo, forse perchè fu travolta dal successo dei mostri con gli occhi a mandorla, ma comunque la Zundapp nel 1984 chiuse per bancarotta e tutta l’azienda fu venduta ai cinesi che trasformarono il marchio in Xun-Da (un pò come “fozza inda”, per chi sa…)  prima di essere assorbita dalla Honda.

Punto e  basta, tutto qui…ma guarda te se si può lasciare così tanti vedovi inconsolabili in giro per il mondo senza preavviso!

Ci rimane una sola speranza, che in questo momento di retrotopia, dove tutto il passato sembra ritornare con furore, qualche cinese si innamori della storia della Zundapp e una mattina decida di rispolverare il glorioso marchio con le ali, l’alloro e la zeta gotica piazzandolo sul serbatoio di una motoretta decente, magari ben rifinita, non come le ultime, inguardabili SWM viste all’EICMA.

Fozza Zundapp!logo zundapp

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