Gente Ruvida

La Casa Di Carta, perchè mi è piaciuto (e perchè non mi è piaciuto)

la casa di carta

Io sono un moderato consumatore di serie TV, come tutti, ormai.
Ormai è un fatto che le serie hanno affiancato (e in molti casi superato) le produzioni cinematografiche, sia come notorietà che come budget.
Di sicuro non mi aspettavo una produzione come “La Casa di Carta” da un paese come la Spagna, da cui, vado a memoria, più che Penelope Cruz, Javier Bardel e Pedro Almodovar non avevo visto arrivare.

Un prodotto hollywoodiano

Innanzi tutto, la qualità: ho letto e riletto i titoli di coda cercando traccia di un intervento di Hollywood, ma niente, La Casa Di Carta è tutta produzione spagnola, farina del loro sacco.

La regia, la sceneggiatura, la fotografia, il casting…complimenti!

Tu cominci a guardare il primo episodio e niente, ci sei dentro, non ne esci più…è una delle serie meglio riuscite come coinvolgimento che io abbia mai visto.

Alcune scene sono girate come e meglio delle serie americane con un taglio “tarantiniano” decisamente coinvolgente.

Considerate che la maggior parte dell’azione si svolge all’interno della Moneda spagnola (la Zecca, la casa di carta, appunto) che i nostri assaltano con un piano degno del miglior “Point Break” o “Mission Impossible”, quindi mantenere la tensione costante per 22 episodi non era proprio facilissimo.

Per complicare le cose, il gioco dei flashback con i cinque mesi di preparazione del colpo è orchestrato con maestria, con continui sguardi sulle personalità di tutti i personaggi.

la casa di carta

Un cast straordinario e inaspettato

Alzi la mano chi conosce anche uno soltanto degli attori del cast.

Appunto, sconosciuti fuori dalla penisola iberica.

Ma allora, ti chiedi, dove siete stati fino ad ora? e, soprattutto, cosa farete domani?

Sì, perchè alcuni di loro danno dipendenza, dalla loro bravura e dalla loro bellezza, come Ursula Corbero, cioè Tokyo, voce narrante e banditessa numero uno, probabilmente quello che ti aspetti da una bellezza spagnola 3.0 o come Nairobi (Alba Flores), che non tutti voi avete apprezzato, ma che io trovo eroticamente irresistibile.

collagecasa01

La loro è la classica bellezza iberica: mediterranea, imperfetta e sopra le righe, stile Almodovar, ma che piacerebbe sicuramente ai fratelli Cohen, a Ozpetek o a Tarantino.

E gli interpreti maschili? beh, Berlino (Pedro Alonso) e il Professore (Alvaro Morte) sono magnetici, intriganti, inquietanti nel loro essere costantemente a cavallo fra genio e follia, crimine e coraggio, lasciando costantemente in sospeso il giudizio su di loro.

Tutta la banda merita almeno un Golden Globe, da Rio (Miguel Herrán) a Helsinki (Darko Peric), con Denver (Jaime Lorente) e Mosca (Paco Tous) in primissimo piano, grazie a un tormentato e tragico rapporto padre/figlio:  con “La Casa di Carta” la fiction raggiunge livelli di intensità davvero notevoli.

No, ma poi vogliamo parlare degli ostaggi ? e il vice ispettore Rubio (Fernando Soto) ? insomma, scaricatevi la serie e fatevi la maratona!

casa di carta personaggi

Ingenuità o paraculaggine?

Fin qui tutto bene…ma cosa c’è che non va in questa serie?

Innanzitutto il senso di deja-vu, che pervade un pò tutte le scene: d’altronde, si tratta pur sempre di una rapina in banca e relativo assedio delle forze dell’ordine con le inevitabili interazioni banditi/ostaggi, niente di particolarmente nuovo.

Vero, ma questi signori i soldi non li rubano a qualcuno, se li stampano in quantità industriale, sottraendoli alla spirale perversa del circuito bancario e questo li dovrebbe trasformare in novelli Robin Hood, che rubano ai ricchi per dare a…se stessi.

Ecco il punto, se li pigliano loro e ci si comprano la Bentley, almeno così si suppone.

Potevano risparmiarci tutta la manfrina di “Bella Ciao” e i nuovi partigiani, la resistenza e gli abbracci camerateschi.

In questo senso la Casa di Carta è una gran paraculata e la scena finale di Berlino con gli M16, oltre ad essere copiata paro paro da un centinaio di film americani, fa sorridere.

Poi vogliamo parlare della storia d’amore fra il Professore e l’ispettore Raquel Murillo ?

Paradossale e abbastanza inverosimile, via via che la storia si sviluppa diventa sempre meno credibile, fino a un happy ending in stile Hollywood molto molto banale.

Senza nulla togliere, per carità, alla bravura di Itzar Ituno, una poliziotta tormentata e border line che sarebbe piaciuta a Giancarlo De Cataldo o ad Antonio Manzini.

professore e ispettore

Aspettando la numero tre

Ormai lo sanno tutti, ci sarà la terza serie, anche non era prevista nella sceneggiatura originale e già mi sale l’ansia.

D’altronde si tratta della serie TV non americana più vista al mondo, vuoi perderti un’occasione del genere?

Sì perchè il rischio flop è veramente dietro l’angolo, nonostante il talento dei nostri.

Gli autori ci dicono che “le prime due serie saranno solo un prologo alla terza…”

Speriamo in bene, perchè non sopporterei un’altra delusione come il Padrino parte III, e scusatemi il paragone ardito, neanche se Nairobi mi invitasse a cena per farsi perdonare.

Tocca aspettare il 2019…

nairobi alba flores

SE VI HA ISPIRATO…

 

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