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La 126, il brutto anatroccolo di casa Fiat

126

La 126 appartiene al nostro passato, sicuramente ognuno di noi ha un ricordo legato alla scatoletta della Fiat, la bruttina del gruppo con cui nessuno voleva ballare un lento.

Il mio è legato ad una gita di classe a Selvino, correva l’anno 1978.

Era una scampagnata non ufficiale della quarta e quinta liceo e i prof avevano avuto la brillante idea di andare tutti in macchina, con quelle dei professori appunto più quelle dei genitori e di qualche fortunato di quinta già patentato.

Io ebbi la fortuna di condividere la magica 126 di uno di questi ultimi, l’Andrea, che un po’ per l’emozione un po’ per l’imperizia, si fece tutta la salita fino al ridente paesino in Val Seriana col freno a mano tirato.

In quattro, stipati come sardine, a sessanta all’ora e con una puzza di bruciato e le bestemmie di Andrea che cercava di capire perchè la merdaccia non riuscisse a superare i tornanti: queste sono le emozioni che ti fanno diventare uomo…

Fiat 126

Un’eredità pesante

Non nascondiamoci dietro un dito: la 126 doveva raccogliere un’eredità pesantissima, doveva prendere il posto della 500, la Fiat più iconica della storia, amatissima dagli Italiani e non solo.

L’idea era di riproporre quel concetto aggiornato agli anni’70, sia in chiave stilistica che ingegneristica.

La Fiat 126 fu presentata ufficialmente nel 1972 e al 31 marzo del 1986 era già stata prodotta in 2.042.000 esemplari.

 Nel 1984, Fiat l’arricchì di alcune dotazioni che la resero ancora più moderna, come per esempio l’accensione a chiave e il ventilatore di aerazione e riscaldamento.

fiat 126

Senza nulla togliere alla Fiat 500 che rimarrà senza ombra di dubbio uno dei milestone dell’intera storia automobilistica, la Fiat 126 richiama alla nostra umile memoria momenti di grande felicità, anche se nessuno ha mai pensato di riproporla nel terzo millennio come icona del design italiano.

Casa Fiat è sempre riuscita bene nel suo compito di motorizzare le famiglie italiane a basso reddito, oltre che fornire ai pischelli la loro prima auto, possibilmente coi sedili reclinabili.

Fiat 126

La scatoletta che risolveva i problemi

Poco più di tre metri, la Fiat 126 rimase fedele all’impostazione della 500 con trazione posteriore, il motore a due cilindri raffreddato ad acqua della Fiat 500 R con i suoi 600 ccm di cilindrata e  23 cavalli a 4.800 giri/min.

Anche il telaio era quello della Fiat 500, come anche l’impianto frenante e numerose altre parti.

Forse nessuno si sognerà di riproporla in versione elettrica o ibrida, ma la sua funzione di city taxi la svolgeva egregiamente, con un consumo di benzina ridicolo ( poco più di 5 litri per 100 chilometri  nel ciclo urbano) e portava a spasso egregiamente 4 persone ( diciamo non sovrappeso…)

Anche oggi  quando ci si siede alla guida di una Fiat 126, si regola lo starter, si tira il cavo dell’avviamento e inizia uno sbatacchiare e gorgogliare del motore che rimbomba in tutto l’abitacolo e fa vibrare finestrini e nervi.

Quale proprietario di una  126 non conosce gli sguardi timorosi dei suoi passeggeri inconsapevoli che, di fronte a tanto rumore e tanti scossoni, si aspettano l’imminente esplosione del motore?

È sicuramente uno di quei piccoli piaceri di cui il possessore di una 126 oggi gode in silenzio, sorridendo.

fiat 126

non si farà…per fortuna

 

 

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