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Kawasaki 900 Z1, niente di più veloce a Quarto Oggiaro

Kawasaki 900 z1

Per me era un sogno, perchè era una grande motocicletta, ma anche una moto da tamarro e io so di avere un’anima da tamarro.
Stiamo parlando dei primi anni ’70 e la moto in questione era la Kawasaki 900: niente di speciale, in fondo, solo la più veloce su due ruote, da Quarto Oggiaro a Tor Bella Monaca.

Il suo ululato riempiva i silenzi delle notti d’estate, se ne trovavi una al semaforo era una sfida.

900 z1

Photo courtesy Motociclismo

La rivale della Honda CB750

Erano anni difficili per i bolidi di Iwata, la loro tre cilindri Mach 3 stentava ad ad affermarsi perché era una bara a due ruote e la Honda aveva tirato fuori dal cilindro la CB 750 Four, una 4 cilindri praticamente perfetta: potente, affidabile, stabile.

Il parto fu difficoltoso, con una gestazione lunghissima, dal 1968 al 1972, per ottenere la super sportiva perfetta, in linea con l’immagine Kawasaki.

Alcuni esemplari furono inviati negli USA per essere collaudati in pista e su strada, anche nelle mani di piloti professionisti come Gary Nixon e Paul Smart. Nonostante gli sforzi, pare che nessuno riuscì a fare danni al motore, a dispetto degli intensi tentativi, incluse le volate a tutta manetta sull’ovale di Talladega…

La risposta fu eclatante, una creatura seducente e muscolosa che sconvolse la mente e il cuore di ogni biker del globo terracqueo, una belva ruggente e fascinosa, insomma la 900 Z1

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Stiamo parlando di una creatura di due quintali col motore DOHC da 82 cavalli nero e cromato, quattro tubi di scarico cromati, manubrio alto, serbatoio a goccia con una verniciatura brillante da accecare, codino in tinta, freni a disco, duecento all’ora e una guidabilità a dir poco impressionante : la prima superbike della storia aveva visto la luce.

E in casa Honda tutti muti…

kawasaki 900 Z1

Non per gentlemen, solo per smanettoni

Fino all’avvento delle due grandi rivali, la CB750 e la 900 Z1, i motociclisti sportivi erano dei gentleman drivers che possedevano delle costose BMW, Ducati, Laverda, Triumph, Norton e via discorrendo che al semaforo si confrontavano fra loro o con le auto sportive, pronti a riportare le loro bellezze cromate in officina dopo la sgasata, a causa della loro notoria delicatezza.

Per non parlare dell’impatto sul mondo del motociclismo sportivo,  uno tsunami che travolse tutte le case motociclistiche presenti nelle corse fino a quel giorno.

In pratica su tutti i circuiti rimasero in gara solo i marchi del sol levante.

Le giapponesi rivoluzionarono il mercato creando moto affidabili,potenti e sicure ad un prezzo diciamo ragionevole, rendendo il motociclismo “democratico”, con tutte le conseguenze positive e negative della democrazia (scusate il rigurgito aristocratico…).

kawa 900 z1

photo courtesy MOTOCICLISMO

Da Quarto Oggiaro a Tor Bella Monaca, un ululato nella notte

Le giapponesi conquistarono il mercato, anzi, a ben vedere, crearono un mercato nuovo, quello delle superbike accessibili, che anche il neofita poteva permettersi come costi e come guidabilità.

Testosterone, cavalli e cromature al giusto prezzo: il nirvana del tamarro (o del coatto), senza alcun dubbio.

Le strade si riempirono di queste belve scintillanti e, naturalmente, proliferarono quelli che oggi chiamiamo customizzatori.

La Kavasaki 900 si prestava particolarmente al  gioco: la versione più gettonata era la “cafè racer”, con il manubrio basso o i semi manubri, lo scarico 4 in 1 magari nero e corto, pedane arretrate e il sellino più “asciutto” e scamosciato.

Il tutto accompagnato da camicia aperta con collo “importante”, catena d’oro con crocefisso oppure senza a seconda della fede, pantalone  a zampa tirato sul culo, Ray Ban specchiato o verde, capello molto lungo ( spesso riccio tipo Cugini di Campagna) e basetta d’ordinanza.

Il che stride un attimo con il concetto di motociclista gentleman in cui mi identifico, certo, ma il momento storico era quello e bisognava farsene una ragione.

Inoltre, l’ululato del quattro in uno era un qualcosa di disumano che smuoveva i miei istinti primordiali.

KAWA 900 Z1

La Z900 oggi

Come tutti saprete, all’ultimo EICMA è stata presentata la Z900 replica, un’affascinante tentativo di ritorno al passato dopo che l’evoluzione del mercato motociclistico e della tecnologia avevano condotto Kawasaki lontano dall’ essenzialità e dal fascino della prima 900 Z1.

Personalmente sono innamorato di di questa splendida creatura dagli occhi a mandorla che, sicuramente, farà storcere il naso ai puristi che si contendono sul mercato gli esemplari  rimasti intatti della versione originale.

Z900

Per una volta è successo un miracolo: una casa motociclistica ha riproposto un’icona della sua storia senza stravolgerla, ipertrofizzarla, mantenendo la cilindrata e le dimensioni, anzi, ovviamente, migliorandola con i giusti accorgimenti tecnologici che ne hanno fatto un mezzo più sicuro, affidabile ed ecologico.

Certo, costa 12k euro e forse sono troppi, ma fa battere il cuore.

Perchè lamentarsi sempre?

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