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Io e la Giulia

Giulia 1300 super Carabinieri

Chiariamo subito: non ho mai avuto una Giulia, non avevo l’età per guidarla quando c’era, ma un amico di mio papà era un orgoglioso alfista e la sfoggiava al bar di Parabiago per cui un paio di volte un giretto accanto a lui me lo sono fatto.
Poche storie, era una macchina da duri e, anche se non lo eri, guidarla ti faceva sentire sulla scena di “Quelli della calibro 38” o film simili.

giulia collage

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Quando le Alfa erano le Alfa

Ci sono stati anni, soprattutto quelli del boom degli anni Settanta, in cui a giocare a guardie e ladri (e spesso a vincere) c’era solo lei, la Giulia, l’originale, quella nata nel 1962.

Indimenticabile negli inseguimenti, è stata per anni al centro di molti film: da La Polizia è sconfitta  a Banditi a Milano, film dedicato alle imprese criminose della banda Cavallero, fino al ruolo di co-protagonista accanto a una Bmw 2002 in Napoli spara, nel 1977.

giulia pula

Insomma, lei, la Giulia, per anni è stata un mito, il simbolo delle forze dell’ordine italiane.

Perché era veloce, il suo bialbero aveva un rombo da panico e, pur con uno sterzo pesante e un assetto che a vederlo oggi farebbe ridere, era incollata alla strada.

Per questo, oltre che alle guardie, piaceva molto anche ai ladri.

Giulia 1300

IMPERDIBILI

La Giulia, simbolo di Milano

La Giulia, quella lì, quella vera, è sempre stata l’auto del milanese doc, imbruttito ante litteram.

Piaceva al cumenda, perchè Alfa era da sempre simbolo di sportività (come diceva Mussolini) e di una certa disponibilità di portafoglio, ma piaceva anche al balordo, quello del Giambellino, per le stesse ragioni e per i motivi di cui sopra, legati al malaffare.

Poi cosa si deve dire di un’auto che ha nel marchio il biscione della città? servono altre spiegazioni?

Anche per questi motivi  attraversò quasi indenne la crisi petrolifera (quasi perché sotto il cofano in quegli anni ci finì uno vergognoso diesel Perkins da 48 cavalli…una bestemmia per Alfa Romeo).

giulia interni

Fatto sta che la Giulia, quella Giulia, ha lasciato un’impronta speciale nell’immaginario collettivo. C’era la milletre e la millesei da 112 cavalli (oggi la più amata dai collezionisti perché più rara), il suo bialbero in lega leggera con valvole al sodio era indistruttibile.

giulia super

Lo sterzo, pesante ma diretto, non aveva uguali in quegli anni. I freni erano duri ma resistenti, il ruggito del 4 cilindri era unico e, seppur con un rollio evidentissimo, sul misto la Giulia era scattante e stabile come quasi nessuna. Il cambio era manuale a 5 marce, la trazione , ça va senso dire , posteriore e le prestazioni erano da prima della classe: 175 km/h di punta e 12 secondi sullo 0-100.

giulia racing

 

E la Giulia di oggi?

Premetto che la nuova Giulia probabilmente va benissimo, sicuramente meglio di quella di cui vi ho parlato finora.

Ma, c’è un grosso ma…

Non solo non è neanche lontana parente della sua antenata, quindi l’operazione nostalgia te la sei bruciata, ma non ha neanche una sua personalità estetica definita,

Sembra un pò una serie 3 bavarese e una Jaguar berlinetta, che poi ricorda una Mazda (pensa te, una Mazda…), che poi non è così diversa da una Honda…

Insomma, bella ma non bellissima, insegue la BMW senza raggiungerla, come estetica, qualità e rifiniture, pur avendo dalla sua alcune motorizzazioni a dir poco esplosive, tipo la Quadrifoglio da 510 cavalli (sì, avete letto bene…).

Insomma, se volete una berlina italiana per andare in ufficio o in vacanza e sfrecciare a 130 all’ora sulla Serravalle, comperatevi una Giulia 3.0.

Se volete emozionarvi e sentirmi Tomas Milian , Maurizio Merli o Gian Maria Volontà. beh, datevi da fare e cercate una Giulia old style, con massimo 10.000 euro vivrete emozioni che credevate perse per sempre.

Consiglio: schiaffate in plancia un lettore CD (madonna se sono antico!) e mettete “La Malavita” dei Baustelle a palla, vi sentirete ruvidi per un pomeriggio!

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