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Honda CB 750, la prima maxi

Per uno sbarbatello di una decina d’anni la Honda 750 era un mostro, faceva paura, ma nel contempo ti lasciava a bocca aperta.
Tutte quelle cromature, i colori scintillanti, il ruggito del quattro cilindri, lo scatto bruciante avevano un’effetto ipnotico su di un fiero pilota di Saltafoss.
La CB 750 per me era la moto di Osvaldo, il vicino di negozio di mio papà: capelli lunghi, sigaro, Ray Ban aviator e baffi a manubrio, nel 1970 un personaggio da fotoromanzo (per chi sa cos’erano i fotoromanzi).

Attenzione, i Giapponesi fanno sul serio

Fino al 1968 da noi le moto gap erano viste come delle simpatiche utilitarie, poco diffuse, contingentate, ma la roba seria, le bestie da polso a martello erano altre, si chiamavano Moto Guzzi, Norton, Triumph, Ducati, MV Agusta.

Ed ecco che al salone di Tokyo, nel 1968, anno particolare, catartico, Honda tira fuori dal cilindro la CB 750 Four,  una vera rivoluzione per il mondo biker… coincidenza? non credo proprio !

In parole semplici, potere al popolo!

CB 750

SE VOLETE APPROFONDIRE

La Honda CB 750 F, potere al popolo

La CB 750 era dotata di avviamento elettrico, cambio a 5 rapporti e alimentazione con 4 carburatori Keihin da 28 mm, per una potenza massima di 69 CV a 8.000 giri, che le consentiva di raggiungere i 200 km/h e percorrere i 400 metri da fermo in 13,5 secondi, con velocità d’uscita di oltre 160 orari. La ciclistica vantava un disco anteriore da 290 mm e un tamburo posteriore da 178 mm, cerchi da 19 e 18 pollici con pneumatici 3.25-19 e 4.00-18.

Infine il peso dichiarato era di 239 kg e il serbatoio aveva una capienza di 17 litri.

Il tutto condito con una estetica a dir poco coinvolgente, fatta cdi colori scintillanti e creature abbaglianti, in un mondo dove imperava il nero.

Cosa significava tutto questo? che avevi in mezzo alle gambe (scusate l’allusione pecoreccia) una moto da corsa, una quattro cilindri, potente e affidabile ad un prezzo possibile anche per la middle-class o per la working class con qualche sacrificio.

E scusate se è poco…

CB 750 Honda

La moto di Joe Bar, ma anche dei bravi ragazzi

La rivoluzione copernicana fu quella di togliere al modo delle motociclette quella patina di olio e fumo, meccanici e bestemmie, giubbotti neri e “cattiveria”, che fino a quel dì ne aveva impedito la diffusione fra la middle class o la borghesia europea.

Tutto senza impoverirla di contenuti tecnici o retrocederla al ruolo di scooter o bicicletta motorizzata “di servizio”, lasciandole, insomma, l’aureola e il fascino proprio del cavallo meccanico.

Honda CB750

In effetti la CB ebbe un successo tale (450.000 esemplari in 10 anni di vita) da diventare una moto trasversale, dal quarantene con la pancetta che voleva sentirsi giovane, all’universitario che se la comprava al primo stipendio (bei tempi…) fino a Ed il Polso (vedi Joe Bar) che poteva personalizzarla con il codino monoposto e il quattro in uno.

E sfidare al semaforo le nuove Kawa 900…

Ed il Polso

JOE BAR UNO DI NOI

Le eredi della Honda CB750

Non vi faccio la solita tirata sui bei tempi andati, oggi di belve da semaforo ce ne sono un’infinità e vanno tutte meglio di una CB750.

Per dire, una KTM 900 o una Triumph Speed Triple vanno da dio e ci sono certe 600 che ti fanno venire i capelli dritti.

Però sono tutte uguali fra loro, poi basta che, ad esempio, Kawa tiri fuori un fanale nuovo e via, tutti lo copiano e la tua moto dell’anno prima è già vecchia, un pò come una giacca di Gucci.

Mentre invece la Honda 750 quando la vedi passare ti piace ancora e vecchia sarà tua sorella…

Honda CB 750 four

VOLETE UNA T-SHIRT ?

 

 

 

 

 

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