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Happy Days: nostalgia dei giorni felici

Happy Days

Sono consapevole di essere banale, trito e ritrito, ma, ragazzi, a chi non manca Happy Days?
Dai, forza, a chi non si apre il cuore al solo rivedere il pollicione di Fonzie e le lentiggini di Sottiletta?
Pensate che la serie stessa era in realtà nostalgica, portava la memoria degli Americani ai giorni felici, gli anni ’50, quando l’America era vergine e il sogno a stelle e strisce brillava ancora di luce propria.

E la musichetta? dai, andiamo con ordine…

Happy-Days

Operazione nostalgia

Happy Days è una serie nata nel 1974, quindi in un periodo problematico per gli Stati Uniti e, guarda caso, è ambientata negli anni a cavallo fra i ’50 e i ’60, un periodo magico per l'”american way of life”.

Gli anni di Happy Days sono quelli a cavallo fra la fine della guerra in Corea e l’inizio dell’odissea del Vietnam, gli stessi descritti in maniera molto più agra in “American Graffiti”, il primo capolavoro di Spielberg, che vive sotto l’incubo della partenza dei ragazzi per la guerra.

Se ricordate, anche “Un Mercoledì da Leoni” ha la stessa ombra cupa che offusca ogni allegria del film, una aura angosciosa che in questa magica serie è totalmente assente.

Happy Days è quello che è, un tentativo ben riuscito di riportare il sorriso nelle case americane in quegli anni difficili, senza speranza.

Il suo successo (11 serie, 10 anni) è la testimonianza di un lavoro ben fatto.

Happy-Days

Happy Days in Italia

Nelle nostre case Happy Days è arrivato nel 77/78, quando gli anni di piombo erano al loro vertice e il pubblico, soprattutto i pischelli come me, avevano un’insopprimibile bisogno di sorridere.

Si stavano aprendo le porte agli anni ’80, al cosiddetto riflusso, al disimpegno…insomma, ci eravamo rotti le palle di Nanni Moretti e degli Inti Illimani, e chi c’era mi capisce perfettamente…

Giusto o sbagliato che fosse, Fonzie stava prendendo il posto di Edoardo Bennato e i Cunningham dei Collettivi antifascisti.

Naturalmente il nostro eroe era proprio lui,”the Fonz“, Arthur “Fonzie” Fonzarelli, il ragazzo con il chiodo, la banana e la moto, il più figo, l’idolo delle ragazze, l’antenato dei Paninari.

I Paninari sono i figli di Happy Days, da cui hanno tratto ispirazione per la filosofia di vita e la spensieratezza, adattandola all”‘Italian style”.

sottiletta

Fonzie, che stile!

Al di là della carriera da regista di Ron Howard e dei sorridenti personaggi di contorno, il personaggio che è rimasto nella storia degli anni ’80 è sicuramente Fonzie.

Arthur Fonzarelli è, naturalmente un tipaccio elegante, stylish, che nasce traendo ispirazione da James Dean (ma secondo me anche dal “selvaggio” Marlon Brando), ma senza la connotazione autodistruttiva e malinconica.

Fonzie è uno positivo, vincente, indistruttibile, la cui filosofia sta tutta nell’indimenticabile pollicione in su, thumb up, che comunica ottimismo e risolve tutti i problemi, non per niente a Milwaukee gli hanno dedicato un monumento…

monumento fonzie

Il suo “chiodo” abbinato ai classici jeans bootcut e t-shirt bianca erano una divisa che, con il passare dei decenni non è mai andata fuori moda, anzi, periodicamente ritroviamo rivisitata su tutte le passerelle.

Parte come personaggio collaterale ma il suo successo offusca tutti gli altri soggetti, costringendo gli sceneggiatori a rivedere tutto il plot ritagliandogli sempre più spazio, tanto da coniare, per altri casi analoghi, l’espressione “sindrome di Fonzie”.

fonzie

Un uomo, una motocicletta

Fonzie era anche un rocker, un motociclista all’americana, ma, attenzione, niente Harley Davidson!

The Fonz cavalcava un destriero british, una Triumph TR5 che ha una storia lunga e controversa.

Innanzi tutto vi rivelerò un dettaglio che vi farà sanguinare il cuore: Harry Winkler, l’ attore che interpretava Fonzie, non sapeva assolutamente guidare una moto, forse a causa di una sua chiacchierata dislessia.

La produzione aveva previsto inizialmente una HD Knucklehead molto “selvaggia”, la il povero Harry esordì con una rovinosa caduta che la danneggiò in modo sostanziale.

A quel punto i produttori si orientarono su una moto più leggera e maneggevole, una Triumph appunto, che però all’interno delle riprese cambiò più volte, tanto che in certi episodi (non nella sigla) comparve anche una Aermacchi HD.

Inoltre Harry non la guidò quasi mai, facendola spostare, con un effetto speciale un po’ vintage, da un trattore.

L’unica volta in cui si esibì in una guida , la sequenza della sigla, a momenti ci rimise le penne il direttore della fotografia perchè Harry ebbe un problemino con i freni.

Fonzie

Il sogno vive ancora

Happy Days purtroppo è ormai solo un dolce ricordo o al massimo una serie di DVD da rivedere sporadicamente per riscoprirci ingenui e buffi come dei pischelli degli anni ’80 che cercavano di imitare dei pischelli degli anni ’50.

Ogni tentativo di remake è stato cestinato tranne un musical che però non ha lasciato alcun segno nella storia del mondo dello spettacolo.

Quel periodo è andato per sempre e la nostalgia della nostalgia della nostalgia (nostalgia al cubo, direi) sarebbe un’operazione veramente pericolosa, con il pericolo oggettivo di scadere nel patetico.

Non c’è alcun bisogno di riproporre un nuovo Fonzie: Arthur Fonzarelli vive dentro i tamarri come me, pronto a sfoderare il suo inguaribile ottimismo , il suo pollicione sempre alto e soprattutto la sua Triumph che non sapeva guidare…

Happy Days

 

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