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Erano gli anni del kappa e della Regolarità

ktm racing

Ma che ne sanno i duemila della regolarità, di quei magici anni dal ’75 all’80, gli anni dei nostri sogni a due ruote?
Erano anni in cui la testa si girava in automatico ogni volta che il rombo di una marmitta aperta echeggiava per le strade di Milano.

Immancabili seguivano i commenti critici su cilindrata e allestimento della KTM o Puch di passaggio.

Se KTM, Puch, SWM e Caballero non vi dicono niente e  la Regolarità la associate all’intestino, vi siete persi decisamente qualcosa.

regolarità

Formidabili quegli anni

Prima di tutto inquadriamo il periodo storico dal punto di vista motoristico.

Le moto giapponesi erano soprattutto le maxi o giù di lì ( sotto i 350 cc. non le importavano neanche) e gli scooter praticamente erano la Vespa e stop.

Se avevi 14 anni e volevi essere figo avevi due strade: ti prendevi il Ciao o il vespino e facevi l’alternativo (valeva soprattutto per budget ristretti), o ti dovevi arrabattare con papà per strappargli il cinquantino da regolarità.

Si leggevano Motocross e Moto Sprint, per seguire le gesta degli indomiti piloti bergamaschi che giganteggiavano  nel cross e nella Regolarità, specialità che prevedeva moto da fuoristrada derivate di serie che correvano anche in mezzo ai boschi.

E tu volevi quelle moto lì, anche se poi, con rare eccezioni, le usavi solo per andare a scuola o fare le “penne” in piazzetta dove c’erano le tipe.

Ma era a 16 anni, con il testosterone a manetta, che il richiamo della ruota artigliata si faceva più forte, con l’ingresso nel magico mondo delle 125 targate: moto da vero uomo, ci voleva la patente A…

Squadra KTM

Regolarità,orgoglio italiano

Questa “moda” rappresentò un’opportunità di crescita e sviluppo per l’industria motociclistica italiana, come sempre con un gruppo di piccoli artigiani/preparatori/assemblatori molto intraprendenti.

Il risultato fu una quantità impressionante di piccoli capolavori di ingegneria motoristica che sfidarono i grandi colossi del motociclismo europeo, come KTMMaico, Sachs,DKW e Zundapp.

Noi adolescenti degli anni’70 conoscevamo i loro nomi come la formazione dell’Inter: Ancillotti, Simonini,Beta,Aspes, Mazzilli,Frigerio,Gori,Elmeca,TM,Aspes...

E se ne ho tralasciato qualcuno, spero che nessuno se ne abbia a male.

Alcuni di loro crebbero e diventarono realtà industriali che sono sopravvissute alle rivoluzioni, come Aprilia, Fantic Motor (il mitico Caballero, che nome evocativo!) e SWM (ora in mani cinesi , con risultati inguardabili).

In questo contesto i nostri piloti del nord Italia si coprivano di gloria in tutta Europa conquistando allori ovunque, compresa la Six Days e il mitico Silver Vase, l’ambito vaso d’argento.

 

mazzilli

Il Kappa, l’oggetto del desiderio

Ad onta del made in Italy, però, il sogno di tutti, quando varcavi il  cancello dei fatidici sedici anni era lui, il Kappa, la bestia…

Azzurro o rosso ( a volte bianco), cazzuto e arrogante, imponente, sella alta (un problema per i piccoletti), difficile da guidare, ci voleva il “manico”.

Piccola parentesi: il “manico” (o “manegh”  in bergamasco) era un garbato accenno alla virilità, quindi all’ abilità e al coraggio del possessore del mezzo meccanico…

La KTM GS 125 era la più piccola di una famiglia di fuoristrada della casa di Mattighofen che andava da 125 cc a 360 cc, dando il suo meglio proprio con le cilindrate più alte, che però erano appannaggio degli “over 18”, beati loro!

Comunque il Kappa 125 era una “bestia” da 18,5 cavalli per 94 kg di peso, coppia in alto, cambio “ruvido” 6 marce ma preciso, motore Sachs modificato (in seguito motore KTM come le sorelle maggiori).

Pronta per le gare, anche se poi noi sedicenni studiavamo solo come fare le “penne” in Piazza Tommaseo, per esempio (i miei concittadini milanesi imbruttiti capiranno).

Costava, nella prima versione, 510.000 lirette, un botto, ma le valeva tutte.

A questo bisognava aggiungere gli stivali RG sette fibbie, il Barbour da incerare, il casco Nava rosso come quello di Gritti, sì, va bene, ma che figo eri così addobbato?

ktm gs 125

ah, io avevo comprato anche la maglia verde della foto, pensate che pirla.

La caduta degli dei

Le mode passano, soprattutto quelle che riguardano gli adolescenti.

Certo, l’ecologia e le norme anti-inquinamento hanno dato un bel contributo alla fine del fenomeno Regolarità, con la chiusura della maggior parte dei percorsi in fuoristrada nelle valli,

relegando i fuoristrada “duri e puri” alle competizioni e agli addetti ai lavori.

D’altronde il “Kappa” con le frecce era inguardabile.

Tutto quello che seguì fu Vespa e Giappone, anche se molti orfani del Kappa si imborghesirono con la meravigliosa BMW R 80 Gs.

Poi le mamme si erano stufate di mandare in tintoria i giubbotti sporchi di olio nero…

Il futuro sarebbe stato dei paninari, ma questa è un’altra storia.

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