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Erano gli anni della Paris Dakar e della Tenerè

Paris-Dakar

Erano i tanto vituperati anni ‘80, Milano era da bere , c’era il Drive in e ci si divertiva veramente tanto!

Contestualizziamo: gli anni ’80 sono stati anni in cui si è affermata una figura di uomo  “tenero ma forte” (cit. “Max”, rivistona dell’epoca) e quest’uomo qui, logicamente, amava l’avventura (vedi Indiana Jones, altra icona degli anni’80).

E qual era l’avventura per eccellenza degli anni’80 ? la neonata Paris Dakar. un raid attraverso il deserto dove si affrontavano auto, moto, quad e camion saltando le dune e planando sulla sabbia.

Paris-Dakar, una corsa di eroi e di matti

È il 1978 quando Thierry Sabine, pilota di rally amatoriale, si mette in testa un’idea meravigliosa:invertire il percorso del raid Abidjan-Nice facendo partire la “sua” corsa dalla capitale, aumentandone così a dismisura la visibilità-

Gli sponsor ci si buttano a capofitto e la TSO (Thierry Sabine Organization) si troverà a gestire “la” corsa degli anni ’80, una macchina da soldi che produrrà miti, eroi e morte, sopravvivendo perfino alla scomparsa del suo fondatore nel 1986, precipitato con un elicottero durante la corsa.

Tutte i principali produttori di auto e moto si sono cimentati in quella che era diventata ormai una scintillante vetrina per modelli che poi finivano in mano a noi, ragazzi degli anni’80 con gli occhi che brillavano e la spiaggia di Dakar nel cuore.

E quali erano le motorette che sembravano uscite dalla Dakar per arrivare fino alla gelateria di Via Marghera?

Tenerè e Paris-Dakar, le grandi rivali 

Ma sì, ammettiamolo. il 99,99 & di quelli che si sono comperati le enduro dakariane l’unica sabbia che hanno visto è stata quella di Forte dei Marmi, il che vuol dire che ha fatto il rally dei fanfaroni o la Parigi da Cagliari…

Ma quanto erano belle? monumentali, maschie, caciarone, anche se i tempi degli scarichi aperti del Caballero erano ormai passati definitivamente.

Escludiamo subito la BMW 80 GS: altra categoria, altro budget,moto per adulti, persone serie.

Le principali contendenti erano due: Honda XL 600 Paris Dakar e Yamaha XT 600 Tenerè, derivate entrambe dalle versioni “normali”. alle quali veniva aggiunto un serbatoio gigantesco con delle grafiche elettrizzanti che richiamavano i colori dei team africani, più qualche correzione nell’equipaggiamento per renderle idonee ai raid, almeno sulla carta.

La Honda esce nell’82, la Yamaha nell’83, entrambe hanno circa 40 cv, pesano 150 kg, sono monocilindriche raffreddate ad aria con freno a disco anteriore e tamburo posteriore.

La grande autonomia le rende fra le predilette dei viaggiatori “spartani”, zero carenatura e palle d’acciaio, vibrazioni comprese.

Le altre

Anche le altre case motociclistiche si mossero di conseguenza e misero in produzione delle concorrenti di tutto rispetto, come la Suzuki DR 600 Djebel e la Kawasaki KLR 600 Tengai, che però non sfiorarono mai il successo delle due grandi rivali.

Discorso a parte per la Cagiva Elefant, equipaggiata da un bicilindrico Ducati, che riuscì anche per alcuni anni a vincere il Raid africano, riscuotendo un notevole livello di vendite.

Ma se volevi fare il figo in piazzetta, non ce n’era per nessuno, dovevi avere la Paris Dakar o la Tenerè.

Wild Boys, Wild Boys…

La Tenerè  ebbe più successo commerciale, ma i fan dei due modelli sono ad oggi ancora divisi da una rivalità tipo Montecchi e Capuleti.

Una cosa è sicura, intercettarono l’ultima onda paninara, per cui il dress code per guidarle era quello di rigore per i wild boys: Schott o Moncler, jeans Levi’s o Americanino, ai piedi Timberland o Frye, cintura El Charro…e sul sellino la sfitinzia da parata.

In ogni caso era moto divertenti, con le quali si poteva sognare l’avventura ma anche andarci in vacanza in due con la tenda sul portapacchi, senza spendere una follia e sentirsi un vero uomo anni ’80.

Tenero, ma forte…

PARIS DAKAR,IL MITO

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