Gente Ruvida

Cos’era per noi la Capannina

La Capannina

Sarà un ricordo amplificato dall’adolescenza, ma quando vedo una foto della Capannina mi brillano ancora gli occhi.

Eppure, vista dall’esterno, con gli occhi di chi non sa, non è nient’altro che una folcloristica palazzina in muratura a due piani con un tetto di tegole rosse.

Ma quante avventure hanno visto quelle tegole…

La Capannina

Avere quindici anni in Versilia d’estate…

Quindici anni è un’età bellissima e complicata, piena di entusiasmo e delusioni, un conflitto aperto col mondo degli adulti, tutto da conquistare.

A quindici anni d’estate io ero al Forte con mia nonna, perchè i miei lavoravano e io mi godevo le mie vacanze da  adolescente.

Va detto che non c’era molto da fare, la Versilia non è la Romagna, non offre tantissimo ai pischelli, né oggi né allora.

Nel’76 c’ erano le feste in villa, i giri in motorino, la focaccia da Orlando,il Mokambo, il Bambaissa, qualche altro localino e il grande sogno proibito, la Capannina.

Capannina

Le origini del mito della Capannina

Il suo padre fondatore fu Achille Franceschi nel 1929 che prese un capanno degli attrezzi sulla spiaggia e lo trasformò in un semplice bar con un grammofono a manovella.

Franceschi veniva da un epico fallimento di un grand hotel con annesso casinò, per cui si può dire che il locale era la sua ultima spiaggia.

Ma gli andò di lusso e il posto, ribattezzato “la Capannina” da una sua amica contessa, divenne punto di ritrovo della nobiltà in vacanza in Versilia.

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Visti gli anni, anche Italo Balbo veniva a farsi un Negroni in Capannina atterrando con l’idrovolante davanti al locale.

Quando la tragedia del secondo conflitto mondiale stava per avere inizio,  un incendio demolisce la Capannina riducendola in cenere.

Ma Franceschi, da buon toscano cazzuto la ricostruisce così come la si può vedere oggi, pronta ad accogliere l’esplosione del miracolo italiano.

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Il luogo simbolo degli anni’60

Negli anni del boom la Capannina ospita il top della dolce vita italiana ed internazionale, con i grandi industriali che avevano preso il posto dei nobili fiorentini.

Le leggende narrano di un giovanissimo Giovanni Agnelli in  bermuda respinto all’ingresso per mancato rispetto del dress code.

Sul piccolo palco si esibì gente del calibro di Édith Piaf, Patty Pravo, Ray Charles, Peppino di Capri, Fred Bongusto, Gloria Gaynor,  vere icone degli anni ’60 e ’70.

Vers la fine degli anni’70 la  Capannina fu ceduta da Franceschi a Gherardo e Carla Guidi, la famiglia dei quali ancora la gestisce.

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Il giovane Ruvido

E in questa storia il giovane Ruvido a 15 anni scappa una sera di luglio dalla custodia della nonna  dormiente e, alle 11, inforca una silenziosa bici per recarsi nel luogo dei suoi desideri.

Immaginatevi un pischello che, dopo essersi adeguato al dress code (camicia, pantaloni lunghi e mocassini) fa il suo ingresso nel tempio della mondanità versiliese previo pagamento di (credo) diecimila lire.

La magia, la musica, l’atmosfera, l’ orchestra e un cantante che scimmiottava Renato Zero…

Al piano superiore, in balconata, gli adulti che giocavano a ramino (si intravedevano Fraizzoli, Boniperti e Elettra Marconi), la grande bellezza insomma.

Tornai in branda che erano le tre e la nonna ovviamene dormiva della grossa, inconsapevole della serata della mia vita, l’ingresso nel mondo degli adulti.

Da allora cliente fisso, mancione ad Otello (il buttafuori) ad inizio stagione e via, ingresso free senza consumazione ogni sera.

Otello

La Capannina oggi

Beh, per ovvi motivi di età è un po’ che non frequento, visto che fra l’altro non amo giocare a carte, ma la Capa sempre cristallizzata nel tempo.

È diventata l’icona degli anni ’60 e il regno di Umberto Smaila e Jerry Calà, ma la proprietà si sforza di organizzare spettacoli ed eventi anche per le nuove generazioni.

Comunque passandoci davanti i ricordi si affollano e mi viene da pensare che non sia più quella di una volta e che sia piena solo di nouveaux riches.

Purtroppo non è cosi, sono solo io che sto invecchiando…

Comunque se volete farci un salto cliccate qui

Jerry Calà

 

 

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