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Cos’era la Golf GTI per un ragazzo nel 1980?

golf GTI

Fra le grandi passioni della mia vita, oltre ad un paio di signorine, delle quali non faccio il nome per non irritare gli attuali mariti, ci sono sicuramente la birra scura e la Golf GTI.

Stiamo parlando di un sentimento travolgente, per il quale non dormivi la notte e che ti consumava finché non realizzavi il tuo obiettivo.

Ecco, così mi sentivo quando nel 1981 posai finalmente le mie terga plebee sul sedile sportivo della mia Golf GTI rossa, indiscutibilmente rossa, tanto per non farsi mancare niente.

Ok, venivo da una A112 Abarth, quindi ero un tamarro niente male, ma qui si saliva decisamente di categoria…

Golf GTI

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La Golf è sempre stato uno status symbol e si è guadagnata questa reputazione con decenni di qualità, affidabilità e performance al top di categoria.

Presentata nel 1974, ebbe subito un successo planetario grazie anche all’ estetica pulita ma aggressiva firmata Giorgetto Giugiaro (e scusate se è poco).

Per tredici anni è stata l’auto più venduta in Europa tal punto da diventare il nuovo simbolo della Volkswagen dopo il maggiolino, tanto da meritarsi ben sette serie (e ancora oggi è un best seller mondiale)

Nel 1975 fu affiancata dalla leggendaria GTI, un mostro da 110 cavalli per circa 900 kg di peso, quattro marce e una pallna da golf come pomello del cambio che fece subito breccia nel cuore di una generazione di smanettoni.

Golf interni

La setta del tuning

Sto parlando di quella setta di fanatici che avevano come  bibbia “Auto Motor und Sport”, rivista germanica che l’edicolante di Piazzale Baracca mi passava sottobanco tutti i mesi manco fosse “Le Ore”.

Da bravo adepto della setta, ero diventato esperto di tuning e, visto che nel 1981 non si parlava ancora di centraline, tutti i miei sforzi si concentrarono altrove.

Investii pesantemente su di una fragorosa marmitta dalla voce sensuale e cavernosa, una mascherina con dei doppi fari, un impianto stereo da maranza di Quarto Oggiaro e una serie di targhette adesive Rabbit, come la leggendaria versione americana.

Questo è il bello dell’essere dei veterani:  essere stati tamarri a vent’anni e riderci sopra senza paura tanto è tutto in prescrizione.

auto motor und sport

Il mio fanatismo arrivava al punto di garantirle un lavaggio a settimana e persino l’arbre magique appeso allo specchietto, Dio che vergogna…

Meno male che all’epoca non c’erano i social network, altrimenti di sicuro sarebbe rimasta una memoria digitale di queste nefandezze.

La mia storia d’amore con la GTI rossa finì quando, un anno dopo, dei simpatici malfattori decisero di portarsela, chissà, in Jugoslavia (c’era ancora la Jugoslavia, certo) oppure di farla a pezzi e vendere i ricambi.

D’altronde la Golf GTI era la più rubata fra le berlinette e queste erano in testa alle classifiche delle auto preferite dai ladri.

Golf Gti

Un successo senza fine

Ancora oggi, nonostante l’irruzione sul mercato di competitor di tutto rispetto giapponesi o anche italiane,  dire Golf GTI vuol dire eccellenza, qualità costruttiva e performances (fino a 245 cavalli, mica palle),

Tutto ‘sto ben di Dio si paga: oggi per sedersi su quei magici sedili bisogna scucire qualcosa come quarantamila euro, circa quattro volte il prezzo della mia belva rosso fuoco.

Ma non credo che siano cambiate le cose, penso che per il giovane tamarro del terzo millennio una bella GTI sia meglio di Elettra Lamborghini.

Golf GTI 2018

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