Gente Ruvida

Charles Bronson, il lituano ruvido

Charles Bronson

Alzi la mano chi non ha amato Charles Bronson e non si è identificato almeno una volta in un suo personaggio.

Bronson era uno degli attori preferiti da mio papà, come Lino Ventura e Jean Paul Belmondo, simboli e riferimento del machismo anni ’60 e ’70

Charles Bronson

La storia di un minatore

Charles Dennis Buchinskas, classe 1921, è uno dei 15 figli di una famiglia Lituana residente a Ehrenfeld in Pensylvania ed è ovvio che non se la passi benissimo.

Raggiunge a stento la terza media, porta i vestiti aggiustati di sua sorella e deve lavorare in miniera per sbarcare il lunario della famiglia: vita dura, fumava già a nove anni…

È il servizio militare che gli offre una sponda per uscire dalla miseria tanto che, di ritorno dai campi di battaglia della Seconda Guerra Mondiale, si iscrive all’Accademia di Arte Drammatica di Philadelphia, con discreto profitto.

La classica gavetta con particine nello scintillante mondo di Hollywood  per Charles Bronson comincia nel 1951 con una piccolo ruolo dove viene preso perchè sa ruttare a comando…

Charles Bronson

Ci vuole un fisico bestiale

Il nostro Charlie però non si perde d’animo e lavora a testa bassa, con la garra del lituano che deve mantenere una famiglia numerosa.iccoli ruoli.

Alla fine degli anni ’40, entra a far parte della compagnia della Pasadena Playhouse. Uno dei suoi insegnati ne suggerisce il nome al regista Henry Hataway, che lo sceglie per una parte in “Il comandante Johnny”.

Da quel momento appare in numerosi film e anche in diverse produzioni televisive, interpretando in genere ruoli da bandito, indiano nativo o galeotto, per il suo caratteristico volto segnato con gli occhi a fessura.

Molto lo favorì il suo fisico scultoreo da minatore, che diventò uno dei suoi marchi di fabbrica, con la canottiera d’ordinanza.

A causa del Maccartismo Charlie è costretto a cambiare il suo cognome in Bronson, per non sembrare un “sovietico”, ma così si ragionava negli anni ’50 in America.

charles bronson

Charles Bronson arriva al successo

Nel 1958 gli viene offerto il ruolo del fotografo Mike Kovac nella fortunata serie Tv “Man With a Camera” di Paul Landres, che lo porta all’attenzione del grande pubblico tanto che la stessa casa produttrice delle macchine fotografiche usate nella serie lo sceglie come testimonial delle proprie campagne pubblicitarie.

Nello stesso anno interpreta i primi ruoli da protagonista cinematografico in “Quando l’inferno si scatena”e “La legge del Mitra”, ma il vero successo ormai è a un passo.

magnifici sette

Nel 1960 arriva “I Magnifici Sette“, pietra miliare del western made in USA, con un gruppo di interpreti inarrivabile, fra i quali ricordiamo Steve McQueen, che Charles Bronson ritroverà subito dopo in un altro capolavoro, “La Grande Fuga“, datato 1963.

la grande fuga

Il terzo e determinante episodio della scalata ai vertici di Bronson è “Quella Sporca Dozzina“, ancora nel ruolo del duro, ma pur sempre in un ruolo, per così dire, secondario.

sporca dozzina

Charles il protagonista in Italia

Il paradosso della carriera di Charles Bronson sta tutto nel maggior successo tributatogli in Europa rispetto che in patria.

Questo successo ha un nome e un cognome: Sergio Leone.

Se pure altri film lo videro protagonista nel vecchio continente, come “I cannoni di San Sebastian”  di Henri Varneuil e “Tecnica di una rapina” di Jean Harman accanto ad Alain Delon è soprattutto “C’era una volta il West” che lo consegna alla fama imperitura nel cinema.

c'era una volta il west

Andiamo, chi se lo dimentica Armonica? un ruolo così, recitato così. semplicemente perfetto, ha definito uno standard nei film western e di avventura in generale.

Così l’America riscopre un nuovo Charles Bronson e lo guarda con occhi diversi.

armonica

Death Wish, il Giustiziere della Notte

Possiamo pensare che fu proprio questa fama montante a farlo preferire ad Henry Fonda, inizialmente previsto per il ruolo di Paul Kersey, un tranquillo cittadino che si trasforma in un vigilante a causa di una violenza alla moglie.

Il momento storico era effettivamente caratterizzato da una crescita esponenziale della criminalità, in Italia come in America, cosa che favorì non poco l’enorme successo ai botteghini di “Death Wish“, che superò persino il Padrino di Coppola.

Ma molto derivò dall’incredibile personalità di Bronson, che si rispecchiava completamente nel personaggio, portandogli la sua imperscrutabilità e i suoi silenzi.

Death wish

Si dice che pretese un appartamento al secondo piano di un palazzo di New York per lui e la famiglia perchè era terrorizzato dal fuoco e così si sentiva più al sicuro.

Qualcuno riferisce anche che la filosofia  sulla giustizia di Kersey fosse pienamente condivisa da Charles e questo rese la simbiosi indimenticabile.

Anche questa interpretazione, comunque, si può considerare uno standard del cinema d’azione, visti anche gli innumerevoli sequels e tentativi di imitazione successivi.

Death wish

Il crepuscolo del mito

La sua carriera finisce praticamente con i vari sequel del Giustiziere della notte con una parte in “Lupo Solitario” di Sean Penn.

Spesso ha recitato accanto a lui la seconda moglie Jill Ireland, sposata nel 1968. I due sono rimasti uniti fino alla morte di lei e nel 1990 e hanno avuto una figlia, Zuleika.

Altri due figli, Tony e Suzanne, sono nati dal primo matrimonio (con Harriet Tendler dal ’49 al ’67). Nel dicembre 1998 si è sposato una terza volta, con l’attrice Kim Weeks.

Charles Bronson muore nel 2003 al Cedar-Sinai di New York.

A mio padre piaceva perchè incarnava l’anti eroe sporco e di umili origini, non certo una figura hollywoodiana, diciamo un personaggio alternativo ma dai forti valori che rispecchiavano la sua reale esistenza.

Che per un napoletano di un metro e sessantacinque scarso  erano un forte motivo di identificazione che mi ha trasmesso nel DNA, trasformandomi in un fan scatenato di Bronson.Charles Bronson

 

 

 

 

 

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