Gente Ruvida

C’è solo un Magnum P.I.

magnum

La retrotopia è una brutta bestia e ormai ha pervaso ormai tutti i campi dello scibile.

Con retrotopia intendo quell’atteggiamento mentale per il quale davanti ad un presente deprimente e ad un futuro non certo promettente decido di rivolgere il mio sguardo al passato per cercare modelli da copiare.

Il primo affetto da questa deviazione mentale sono proprio io, ma con un importante distinguo: in ogni caso il risultato dell’operazione deve essere apprezzabile, altrimenti è meglio lasciar perdere…

Cioè la Kawa 900 nuova è uno spettacolo, lo scrambler Ducati insomma…

Tutto questo pistolotto per parlare del reboot di Magnum P.I.?

FATEVI UNA CULTURA

 

Tom Selleck è inarrivabile

Forse il mio è un giudizio troppo frettoloso, ma la nuova serie CBS sul nostro amato investigatore privato hawaiano mi sembra oggettivamente una sola.

Ad oggi ho visto solo due puntate, ma l’idea di base poggia su un terreno melmoso e instabile: Jay Hernandez.

Il paragone con Tom Selleck è impietoso, non solo per i baffi, che erano il corrispondente della pipa di Maigret, ma per la simpatia, la fisicità, il sex appeal, i’ironia…insomma, il carisma, che o ce l’hai oppure vattene a casa.

Jay Hernandez sta a Magnum P.I. come un vegano crudista ad un barbecue, cioè inadeguato, quasi fastidioso.

Si muove in maniera anonima, ha un viso che non ricordi e potrebbe essere uno qualunque dei componenti delle squadre di C.S.I.: al massimo ti ricordi Grissom, ma gli altri, come si chiamano?

Le citazioni si sprecano, dal 308 GTS con la targa personalizzata ad una scena in cui il protagonista si taglia i baffi, ma il risultato è insipido.

MAGNUM-PI

Magnum P.I.: sono passati 30 anni

La trama degli episodi ricalca vagamente le idee base dell’originale e i personaggi sono gli stessi, tranne un improbabile Higgins che per l’occasione diventa Juliet, una graziosa ex agente dei servizi segreti di Sua Maestà.

Questo patetico tentativo di quota rosa lascia lo spazio per intrecci romantici con Magnum, ma ci ha tolto gli intermezzi comici originali.

juliet higgins

Come è ovvio i protagonisti non sono veterani del Vietnam ma reduci della guerra del Golfo, come ormai in tutte le serie crime degne di questo nome, ma la trama gronda di stucchevole retorica repubblicana.

Quello che pesa di più è il riproporre schemi e ritmo della serie originale, che ormai sentono il peso degli anni e mostrano una ruggine inevitabile,

Consiglio vivamente agli autori e agli sceneggiatori di farsi un corso full-immersion negli studi di Netflix, magari chiedendo una consulenza a Sollima su come si girano gli inseguimenti, con o senza Ferrari.

Riassumendo, se vuoi rifare Magnum P.I. lo fai totalmente nuovo con idee nuove e con il ritmo 3.0 oppure eviti di  sostituire il personaggio principale con un fighetto depilato da aperitivo.

Scusate lo sfogo, ma per me toccare Magnum è come toccare la mamma, con i baffi poi…

tom selleck

DRESSCODE: ALOHA

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