Gente Ruvida

Andrea Pinketts è andato a farsi una birretta altrove

andrea

Non gli piaceva più stare qui, a Milano, nel mondo, in questo pianeta triste, noioso, politicamente corretto…
Andrea si era rotto i coglioni e se n’è andato.
Ci ha lasciati più tristi e più sobri, più ortodossi e mediocri, senza la sua risata ruvida e trascinante e la sua ingombrante fisicità.

pinketts

Chi era Andrea Pinketts?

Una precisazione: se non conoscete Pinketts, che ci fate qui? se volete restare miei amici, andate subito a comprare uno dei suoi libri e leggetevelo, fosse la prima o l’ultima volta che leggete un libro.

Andrea Pinchetti è nato quando sono nato io, nel ’61 ed è stato quello che potremmo definire l’archetipo della ruvidità in purezza.

A trent’anni si mette in luce come giallista con uno stile personalissimo, che richiama Scerbanenco e Vasquez Montalban, ironico, violento e diretto, disincantato e carnale, in una semplice parola PULP.

Ecco, lui era il pulp italiano, molto italiano, molto milanese, molto ironico, inconfondibile come il suo alter ego, Lazzaro Santandrea, il Marlowe della zona Magenta.

Lazzaro, vieni fuori

Questo è il titolo della sua opera prima, nella quale si presenta alla scena milanese come scrittore hard boiled e personalità di spicco del movimento culturale alternativo di una città che a strappi si proietta verso il futuro.

Da lì in poi è tutta in discesa…persino una casa editrice paludata come Einaudi inserisce un suo racconto nella raccolta “Gioventù Cannibale”, che lo consacra all’attenzione della critica snob di casa nostra.

Non vi annoierò con l’elenco sterminato dei suoi romanzi, andate in libreria e compratevene uno, oppure ordinatevelo su Amazon, fate come volete.

Vi ricorderò solo che aveva lavorato anche come profiler e grazie al suo aiuto era stata debellata la setta dei “bimbi di satana” e aveva contribuito alla cattura del serial killer Luigi Chiatti.

Compagno di bevute

Ma non è questo l’Andrea che ho conosciuto.

Io ho avuto il piacere e l’onore di essere suo compagno nelle calde notti d’estate al “suo” Trottoir che la bella Milano da bere aveva voluto chiudere per un po’ di sano casino notturno.

Mi rimarranno le sue teorie sul futuro dell’umanità e le sue memorie sulla Milano criminale degli anni ‘70, la nostra città che non lo ha saputo comprendere fino in fondo.

Mi mancheranno tutte le sue donne, non se ne lasciava scappare una, da vero edonista, abbinandole con la sua Guinness e il suo antico toscano che, manco a dirlo, dava fastidio a tutti.

Ciao Ruvido, troverai sicuramente un tavolino in un posto migliore.

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