Gente Ruvida

Adriano Panatta, quando la palla fa “pof”

PANATTA

Perchè Adriano Panatta? Ma perchè è difficile nel mondo dello sport incontrare gentiluomini e, se non lo avete capito, Adriano è cento per cento un gentleman.

Romanità, indolenza, sense of humour, eleganza, lealtà, braccio d’oro: queste caratteristiche rendono uno sportivo un gentleman e un personaggio che va molto oltre il mondo dello sport.

Adriano Panatta

La storia di Ascenzietto

Erano gli anni d’oro di Nicola Pietrangeli, altro gentiluomo di cui un giorno vi parlerò, e per i campi del T.C. Parioli si aggirava un pischello dall’aria sveglia, il figlio di Ascenzio, il custode del tennis.

Come sempre accade, questi ragazzini diventano molto bravi a giocare, è come se mangiassero tennis dalla mattina alla sera.

Spesso non li noti neanche, entrano in campo vestiti come capita con la prima racchetta che trovano e poi…cominciano a palleggiare e non fanno più vedere la palla a nessuno.

Ecco, Adriano Panatta era uno di quei pischelli, solo con un talento mostruoso, un fisico “importante” e  un ciuffo ribelle che avrebbero fatto di lui lo sportivo italiano più pagato di quegli anni, oltre che il più amato dal gentil sesso.

Adriano Panatta

Un palmares da campione

Si dirà che Adriano non è stato all’altezza di campioni come Borg o Mc Enroe, eppure lui Bjorn lo ha battuto ben due volte e, comunque, è stato il miglior tennista italiano dell’era Open.

Se poi avesse passato più tempo in palestra e meno a tavola o ad insidiare la virtù di giovani cerbiatte, forse i risultati sarebbero stati ancora più eclatanti.

L’anno da segnare in rosso nel calendario della vita di Adriano Panatta è il 1970 quando ai Campionati Italiani Assoluti batte in finale Nicola Pietrangeli, allora campione in carica e mostro sacro del tennis italiano.

A dispetto di ogni previsione, Panatta esce vittorioso da un confronto impari e irriverente.

C’è da dire che ormai Panatta interpreta un tennis  giovane e moderno, con  nuove strategie tattiche e una grande dose di aggressività permeata  da voglia di emergere mentre Nicola in qualche modo rappresenta una stagione onusta di gloria ma ormai sulla soglia del tramonto, una tradizione intrisa di eleganza e “bel gioco”.

La conferma che il “nuovo che avanza” non poteva esser più fermato arriva l’anno successivo, quando Panatta si riconferma vincente sul campione uscente e dimostra di non essere una meteora.

Adriano non si ferma più: vince gli internazionali di Roma, di Parigi e, soprattutto, l’unica, indimenticabile coppa Davis azzurra in Cile, finale che rende il tennis uno sport popolare anche in Italia, strappandolo definitivamente al monopolio dei polverosi tennis club all’inglese.

E se oggi ci troviamo con 10 tennisti nei primi 101 nel ranking ATP il merito è anche di Adriano Panatta signori!

Coppa Davis

Perchè Adriano è un mio mito personale

Correva il 1976 e Adriano era al massimo del suo splendore, così come il tennis italiano era al suo zenit, quindi come tutti i ragazzini anche io mi ostinavo a frequentare i campi di terra rossa di Forte dei Marmi.

Corrado Bertolucci, natio del borgo, era anche proprietario di uno dei tennis club locali. per cui, ogni estate, Adriano, il Dio del Tennis, si fermava un paio di settimane in Versilia e ci onorava di partitelle epiche, ma di ancor più epiche notti brave nei locali della zona.

Non c’era femmina che non rientrasse nel suo radar e i suoi successi erano degni del miglior Jerry Calà: nel palmares riuscì ad inserire anche la formosissima cugina di una mia amica, posizionandolo automaticamente al vertice della mia classifica degli sportivi di ogni tempo.

Beh, ma che vi devo dire? quando arrivava in spiaggia con la sua corte personale e il suo morbido accento capitolino era difficile non diventare fan di “A-DRI-A-NO” come lo chiamavamo allora…

Adriano

 
 

 

 

 

 

 

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