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A112 Abarth, quando eravamo re

A112 Abarth

Immaginatevi la scena, considerate bene il contesto e cercate un po’ di calarvi nei panni del protagonista: diciotto anni, fresco di patente, testosterone a palla, calda sera d’estate, il ruvido esce di casa vestito per uccidere e col telecomando (grande novità!) fa scattare la serratura di una fiammante A112 Abarth grigio canna di fucile.
Ecco, a mio modesto parere, questo era sentirsi re per una volta nella vita.

A112-ABARTH

A112 Abarth, la macchinetta da sparo

Non vi starò ad annoiare con eccessivi pipponi storici, ma va  detto che l’A112 nasce nel 1969 come reazione della Fiat all'”invasione” della Mini che stava monopolizzando il segmento delle piccoline di lusso, per dire la macchina della moglie del cumenda o del giovane universitario (tipo me).

A Torino buttarono giù una macchinetta destinata ad essere la base per la futura 127 che ebbe subito un successo clamoroso, grazie ad una linea diciamo azzeccata e ad un prezzo accessibile, cosa che costrinse Fiat ad aumentarne la produzione e ad ampliarne la gamma, introducendo, due anni dopo, la versione realizzata dall’atelier di Carlo Abarth.

Qui nasce il mito di una macchinetta da sparo rossa col cofano nero che, con soli 58 cavalli ma leggerissima e con una tenuta di strada leggendaria rivaleggiava con le berline dell’epoca e, soprattutto, con la rivale Mini Cooper MK III.

A-112abarth

Lo scorpione sul cofano, il vento nei capelli

Siamo al 1979 e la A112 Abarth raggiunge la V° serie, i 70 cavalli di potenza e in Fiat decidono di “civilizzarla”( i Piemontesi a volte sono proprio mosci…) e fanno sparire il cofano opaco. le fasce sottoporta nere e gli scorpioni della scuderia, regalandole una bellissima presa d’aria sul cofano.

Così mi innamorai di quel piccolo bolide, convincendo mio padre, grazie ad una maturità decorosa e ad una serie di esami decenti, ad affrontare la spesuccia (intorno ai quattro milioni di allora).

Ma il tamarro prese subito il potere e restituì alla macchinetta il cofano ‘ngrugnuluto, con aggiunta di un paio di scorpioni antero/posteriori, griglia con doppi fari, strumentazione supplementare e, ça va sans dire, uno stereo fotonico pronto a ricevere le cassettine di Clash e Skiantos.

Se siete congelati in una smorfia di orrore…beh, questa non è sicuramente la vostra pagina ideale e non so se diventeremo mai amici!

A112 interni

Come andava la A112 Abarth?

C’è bisogno di dirlo? come una freccia, l’ideale per uno sbarbato alla caccia delle prime emozioni alla guida: accelerazione bruciante, sterzo reattivo (servosterzo? giammai!) incollata alla strada, ma occhio al pavé, era leggerissima, volava letteralmente!

Tanto andava che il gruppo Fiat organizzò un mini campionato su più circuiti che si correva con le piccole belve appena appena modificate (roll-bar e poco più),, una specie di palestra per i giovani piloti italiani.

Nel mio piccolo, penso che siano state le preghiere alla Vergine Maria di mia mamma a salvarmi dalle derapate e dai testa-coda sulle strade dell’entroterra versiliese, all’inseguimento delle eterne rivali, le potentissime Golf GTI.

A112 Abarth grigia

Autobianchi, una fine ingloriosa

Le storie d’amore, anche se brucianti e intense, finiscono, prima o poi e la mia love story con la A112 Abarth finì dopo due anni, quando un gentiluomo decise che la vetturetta in questione stava meglio nelle sue mani che nelle mie e, senza chiedermi il permesso, se ne appropriò, lasciandomi triste e sconsolato.

C’è da dire che mi consolai velocemente con una Golf GTI, ma questa è un’altra storia.

Di lì a poco a Torino avrebbero deciso di chiudere definitivamente la produzione della A112 e far scomparire il marchio Autobianchi, sostituendo il tutto con il progetto Y10, una specie di supposta per fighette inutili che del fascino ruggente della A112 non aveva neanche l’ombra del ricordo.

Pace…l’eredità di quel bolide, a mio modesto parere, fu raccolta anni dopo dalla indiavolata Uno Turbo, un proiettile quasi criminale cui mancava solo un pò di tamarraggine.

E oggi? beh, oggi c’è la 500 Abarth, bella tamarra anche lei, un mostro da 190 cavalli, un pò disumano, ma che mi ricorda tanto quelle sere d’estate in cui, vestito per uccidere…

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