Gente Ruvida

60 anni senza Fred Buscaglione

Buscaglione

Era l’idolo di mio padre e dei suoi amici, era un ruvido prima che si sapesse cosa vuol dire, era un grande interprete dello swing italiano, insomma era Fred Buscaglione.

Io ero piccolino quando il Nicolino senior, canticchiando i suoi allegri motivetti, sorseggiava un Chivas e sfumacchiava una Marlboro, ma certe cose ti segnano nell’anima.

Quindi Fred Buscaglione diventava ufficialmente il mio modello di virilità e savoir faire, pur avendo ormai salutato la compagnia da diversi anni.

Fred Buscaglione

Fred Buscaglione, vita spericolata

Fred nasce nel 1921 come Alfredo, da famiglia torinese povera, ma abbastanza lungimirante da permettergli 3 anni di conservatorio a 11 anni, costruendo le basi di una fulgida carriera di polistrumentista e musicista.

La dura legge della fame lo obbliga ad una lunghissima gavetta nei peggiori bar  e locali assortiti del Piemonte nei durissimi anni ’30, cercando, a suo modo, di diffondere il verbo del jazz in un’Italia autarchica e ingessata.

Leo Chiosso, uno stravagante studentesco di giurisprudenza appassionato di gialli, lo nota durante una di queste esibizioni nelle grigie notti di Torino e nasce un sodalizio all’altezza di Mogol-Battisti che rivoluzionerà la musica italiana.

Durante la guerra fu ovviamente reclutato e spedito in Sardegna ad esibirsi per la truppa.

In questi anni fondò il quintetto Aster, il suo gruppo, che annoverava un certo Berto Pisano, tanto per dare un’idea…

Con l’arrivo degli alleati finì, come tanti commilitoni, in prigionia e cominciò ad esibirsi per gli Americani, che, con la carne in scatola e le Marlboro portavano agli Italiani i primi dischi di Rock’n Roll.

Fred Buscaglione

L’Italia non era pronta per Buscaglione

Con la fine del conflitto, Fred torna a Torino in mezzo alle macerie e prosegue il suo sodalizio artistico con Leo Chiosso, alternando nottate creative a esibizioni in localacci di infimo livello degni della sua fame di crooner della mala.

Fred ha ricostituito il suo gruppo, che ha ribattezzato gli Asternovas, una solidissima jazz band con sfumature swing.

Il suo vero pubblico è quello dei personaggi dei noir di Scerbanenco, il sottobosco quasi criminale da cui prendono spunto le sue canzoni.

Per un decennio abbondante l’Italia mainstream non si accorge della sua esistenza e Fred non incide neanche un disco, costruendosi però una solida fama di performer alla base della sua leggenda.

Fred ormai si era costruito un personaggio tutto suo: doppiopetto gessato, fedora Borsalino, baffetti da sparviero, sigaretta e whisky facile, un gangster, insomma, ma più quello che a Milano avremmo chiamato un balordo…

Ma il successo ormai era ad un passo, l’Italia stava crescendo a grandi passi e qualcuno si era accorto del nostro balordo.

Fred Buscaglione

L’italia scopre il duro dal cuore tenero

Siamo nel 1956 e Gino Latilla, amico di lunga data di Fred, uno che all’epoca contava qualcosa, segnala ai discografici che la gente nei club si strappa i capelli per questo strano tipo con l’aria losca.

Nel 1956 la Cetra pubblica i suoi primi 33 giri (anche se qualche singolo era in circolazione dal ’52, ma più che altro classici del jazz) e l’ Italia scopre Fred Buscaglione, lo spaghetti-Gable.

Gli album registrati in studio sono 5, come quelli dei Beatles, i singoli infiniti, tutto in due anni, tanto durò la supernova artistica del ruvido Fred. 

La sua vita privata era turbolenta come la sua espressione artistica: sposò e amò davvero una sola donna,  l’artista maghrebina Fatima Ben Embarek, meglio conosciuta con il nome d’arte di Fatima Robin’s, ma gli furono attribuite burrascose notti con il meglio del meglio del jet set internazionale.

Stiamo parlando di Scilla Gabel e Anita Ekberg, tanto per farvi qualche nome, ma nessuna resisteva al fascino del baffo assassino del grande Fred, che rappresentava allora quella che verrà conosciuta come la Dolce Vita.

Fred Buscaglione

Una fine all’altezza della sua fama

Pensate forse che uno come Fred potesse morire nel suo letto in età avanzata?

Dai, non scherziamo…

Era una fredda notte di Febbraio, Fred si era appena esibito in un teatro di via Margutta e stava rientrando all’Hotel Rivoli in quel di Roma a bordo della sua mitica Thunderbird rosa.

Fred Buscaglione

Sicuramente non era lucidissimo quando si schiantò, in un’epoca senza airbag e cinture di sicurezza, contro il muso di un camion che trasportava porfido.

La leggenda narra che avrebbe dovuto registrare il carosello di una birra con Anita Ekberg.

Il 5 di Febbraio il suo funerale paralizzò Torino.

Fred Buscaglione

Un simbolo dell’Italia che cambia

Tutto in lui era trasgressione e ironia in una Italia ancora democristiana, papalina e ancora drammaticamente con le pezze al culo.

Il simbolo del suo lifestyle era proprio la sua ultima auto, quella Ford Thunderbird rosa, una muscle car ante litteram che ostentava cavalli e cromature come l’America del dopoguerra.

Un’ auto sportiva sì ma elegante, opulenta rispetto alla Corvette sua rivale e con un V8 da impazzire.

T-Bird

Fred inventò il concetto stesso di vita spericolata, anche se i suoi testi trasudavano  ironia e romanticismo, come un duro che le prendeva dalle ragazze e si faceva sparare per amore.

Il potere lo ignorava, ma la gente, specie nelle grandi città, lo adorava: Milano era pronta per il Boom, Roma per la Dolce Vita, film che uscirà nelle sale l’anno della sua morte.

La sua musica, la sua ironia, i nuovi cantautori come Tenco e Paoli, il nuovo Rock ‘n Roll di oltreoceano diedero un forte scossone all’Italia, facendogli perdere definitivamente la verginità.

Sport nel quale Fred era un bomber assoluto…

 

 

 

 

 

 

 

 

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